Raccontare per cambiare

E io sono scampato per raccontarlo. Scrittura o oralità?

È la storia di quelli che – isolati nel deserto, perseguitati dagli uomini o impegnati in uno scontro titanico col mostro, in mezzo a morte e distruzione – riescono a raccontare.  Scampano alla morte, alla distruzione, al deserto perché riescono a imbastire una storia.

Le storie non si fabbricano né raccontano mai da soli. La storia è ciò che tiene insieme una comunità quando non affida la sua difesa a mura di pietra, quando non delega ai guerrieri in armi la propria tutela, quando le persone si prendono cura le una delle altre legandosi in un filo narrativo.

Le storie appartengono alla scena pubblica, servono per confrontarsi per dirsi reciprocamente angosce, paure, problemi irrisolti.

Il teatro greco raccontava storie terribili nella pubblica piazza a una intera comunità e c’era sempre il coro che rappresentava tra l’altro la comunità che assiste ai più tragici eventi lasciandosi sgomentare da emozioni troppo grandi.

Il dono più prezioso che la cultura e la scuola possono fare alle nuove generazioni è dare loro la parola che non è lasciarli parlare, ma farli crescere in consapevolezza, lasciare che si impadroniscano del potere della parola, della convinzione che ciò che dicono ci importa, che lo ascoltiamo, che la parola sia efficace.

C’è una parola che emana dallo Spirito, che è un punto in cui si manifesta il Discorso generale, che viene legittimato da una elaborazione filosofica ben congegnata, un insieme di necessarie proposizioni di cui l’individuo è solo stazione emittente.

C’è una parola che emana dai corpi, dalle loro ferite, dal loro esserci. Una parola legittimata dall’essere carne e corpo, dall’essere esperienza. Legittimata dall’essere distillata attraverso la maieutica, attraverso il doloroso quotidiano parto di un sé nuovo che si è nutrito dell’esperienza dei giorni.  Perché l’esperienza è mero accadimento senza la riflessività che trasforma gli eventi in pensieri nuovi, legami nuovi con l’altro e gli altri.

Raccontare ai non vedenti. Storie inclusive.

Dare una storia, o marcare il territorio? La politica non racconta ma marca il territorio.

Cesare Moreno

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