La scuola al tempo della crisi

Questi sono appunti dagli interventi al Festival dell'Economia di Trento che potete trovare nella playlist che segue:

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L'incontro e l'alleanza

La relazione insegnante alunno non basta. A scuola non si incontrano due funzioni mentali ma due persone. Abbiamo un mandato sociale debole in quanto la società non ama abbastanza i giovani. Ci sono differenze antropologiche tra i giovani e gli adulti, cioè tra modi di vita diversi: modi centrati sul mentale, modi centrati sull’essere.  I nativi digitali sono l’ultima espressione di una diversità tra ciò che vivono gli allievi e ciò che pensano i docenti. A scuola si cresce insieme quando si realizza un’alleanza, un incontro, quando l’ingresso in società non è aggiungere un posto a tavola ma cambiare il nostro modo di essere in funzione dell’accoglienza delle nuove generazioni.

La sofferenza dei docenti per un mandato inadeguato e per gli interventi normativi maldestri

La scuola italiana è migliore di quello che potrebbe essere a causa di interventi maldestri e della scarsa considerazione sociale del suo lavoro. C’è una responsabilità di sistema nell’inefficacia e nelle inefficienze della scuola che viene gettata addosso agli insegnanti che lavorano (ci sono anche quelli che in realtà in classe ci vanno molto poco e di questi è inutile parlare) e che serve ad assolvere i responsabili istituzionali di quanto sotto gli occhi di tutti non funziona. E’ necessario avere l’orgoglio di questa professione ed assumersi la responsabilità civile di promuovere necessari cambiamenti istituzionali.

Valutazione e autovalutazione

Si possono valutare i docenti?  La valutazione dei docenti fa tutt’uno con la possibile autovalutazione degli allievi: se in un’attività gli allievi riescono a partecipare e a valutare positivamente la propria partecipazione, il docente è stato efficace e ne ha consapevolezza. Le pratiche valutative non giudicanti quotidiane dovrebbero essere  parte costitutiva del processo di insegnamento ed apprendimento, lo strumento quotidiano per assumere il controllo dei processi educativi.

Diventare insegnanti

Si può diventare buoni insegnanti solo riflettendo insieme sulle esperienze, mai mettendosi in competizione per primeggiare rispetto agli altri docenti. Descrizione di un processo riflessivo a partire da errori e sconfitte.

Dispersione

Lasciarsi indietro gli ultimi? Non abbiamo una dispersione  ma il sistema ha vistose falle che perdono fino a metà dei giovani che entrano in quel segmento scolastico. Cambiamenti metodologici sono indispensabili ci serve una scuola dell’incontro e dell’ascolto, che capisca chi ha di fronte.  Siamo diventati tutti ‘liceali’  in nome di una giusta lotta contro le “scelte precoci”, ma poi non sappiamo far nulla per le troppe persone giovani che sono senza scelte. Bisogna valorizzare – come ci dice anche l’Europa -  gli apprendimenti informali, restituire ai giovani un sapere elaborato partendo dalle loro esperienze, e da ciò che per essi diventa significativo. La scuola italiana è stata da sempre incapace di accogliere gli esperimenti funzionanti. Occuparsi di dispersione è fuorviante, questa è il sintomo vistoso della malattia di  un sistema incapace di entrare in relazione con  fette intere di popolazione. Dobbiamo avere una scuola capace di accogliere diversità e costruire legami. Occorre promuovere la solidarietà umana che unisce a monte dei legami produttivi  o delle convenienze sociali.

La scuola nel tempo della crisi è la scuola della solidarietà umana, una scuola dove l’insegnante cresce insieme agli allievi.

[Cesare Moreno]

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