Maestri a piedi scalzi

I piedi scalzi sono stati assunti da qualcuno a simbolo delle professioni che si inoltrano a trovare i propri interlocutori li dove non ci sono strade e dove occorre avanzare anche quando non si hanno le scarpe.  Il problema della scuola  oggi a Napoli può essere affrontato solo se ci si inoltra nelle strade senza nome delle nostre periferie e solo se si è disponibili ad avanzare senza scarpe e attrezzandosi a confezionarsi strada facendo scarpe di scorza d’albero.  Questo l’unico programma possibile per un assessore alla pubblica istruzione.Io non ho tempo di fare riunioni, organizzare cordate e quant’altro, posso solo pensare e scrivere di notte quando ho finito di percorrere le mie strade di periferia e di confezionarmi le mie scarpe,  quindi entro nel dibattito stando a letto e contemplando il mio piede gonfio per le conseguenze di una frattura procuratami sul campo, la mia ferita di milite ignoto di una guerra dimenticata.  Se qualcuno ha la possibilità di collaborare lo faccia.

Caro Sindaco, hai cominciato una campagna di ascolto dei partiti che hanno contribuito alla tua elezione, ascolti i consiglieri di cui una buona fetta è stata eletta grazie all’effetto di trascinamento della tua candidatura. E fai molto bene a sentirli e – secondo il mio parere – faresti bene a rendere pubbliche le loro proposte.  Hai anche detto che però alla fine sceglierai tu. E anche questo è giusto.Da quel poco che vedo, i partiti che ti hanno sostenuto si stanno guardando all’interno o addirittura guardano all’interno dei loro eletti. Non mi pare un buon inizio. Io credo che già oggi si dovrebbe aprire una consultazione ampia – fermo restando che l’ultima parola dovrebbe essere del sindaco e solo sua che così si assume la piena responsabilità delle cose che fa – per sapere senza filtri se esistono proposte credibili delle cose da fare.

Oltre alle sezioni di partito esistono fortunatamente i social network, ed autorevoli giornali cittadini e nazionali che potrebbero aprire una consultazione - senza impegno - sulle proposte credibili.

Quindi per quello che mi riguarda  apro una mia consultazione.

Ci sono varie persone che hanno fatto il mio nome come assessore  alla pubblica istruzione. Non ho bisogno di dire che non mi sottraggo perché non mi sono sottratto né a collaborare con il ministro della pubblica istruzione nel 1994, a coordinare gli interventi sulla dispersione scolastica dal 1994 al 1996, a collaborare per mettere su il sistema comunale di monitoraggio della dispersione scolastica comunale,  a collaborare –senza riconoscimenti – a costruire quello strano oggetto pedagogico che erano i progetti pilota per  la realizzazione dell’obbligo formativo ed infine a coordinare il Progetto Chance. Per chi non lo sa, quel progetto, non era un progetto ma una scuola intera progettata e gestita ex novo per recuperare con successo ragazzi impossibili per la scuola come è strutturata oggi. Attività nelle quali non solo ho dovuto mettere in campo capacità pedagogiche riconosciute in ambito scientifico nazionale e internazionale, ma capacità amministrative e manageriali  che poche volte si riuniscono nella stessa persona.

Di tutto questo sono stato ripagato con qualche riconoscimento simbolico (titolo di cavaliere, medaglie varie del MIUR, Forum  dell’educazione agli adulti etc..) e con un ostracismo senza precedenti da quegli stessi che - evidentemente ob torto collo - hanno finanziato per 12 anni il progetto Chance. Evidentemente – come sempre accade in questi casi – le burocrazie amministrative  e le burocrazie di partito che arbitrariamente e illegalmente  assumono il potere di comando su queste, hanno sistematicamente ostracizzato chi per motivi professionali doveva necessariamente essere da loro indipendente e all’occasione anche opporsi ad operazioni culturalmente e scientificamente insussistenti ma clientelarmente dense. La storia si è conclusa ingloriosamente con un vero e proprio colpo di mano per distruggere gli ultimi residui di un progetto dissanguato per l’azione congiunta dell’assessore comunale ai servizi sociali e di quello regionale alla formazione.A questo ho risposto semplicemente fondando sulle mie forze, trovandomi un finanziamento da una  fondazione di Verona e da altri privati, e soprattutto pagandomi con i miei soldi l’attività di ricerca di fondi e di progettazione sociale: mi sono posto in aspettativa non pagata per poter fare questo. Poi fortunatamente mi sono rotto un piede e per cinque mesi sono stato in infortunio e ho continuato a lavorare grazie a una rete di volontari che mi trasportava in giro col piede ingessato prima e malandato poi, e grazie alla mia determinazione a non farmi fermare  da un piede rotto. Da stamattina riprendo a pagarmi con i miei soldi la partecipazione ad una operazione pedagogica e sociale che dovrebbe essere propria di una istituzione.

Dunque  non ci sono dubbi che chi scrive abbia le qualità pedagogiche, morali e tecniche per svolgere l’incarico di assessore all’istruzione. Ma convengo che non è sufficiente, conosco io stesso almeno altre 20 persone che hanno le stesse qualità più qualche altra e che potrebbero degnamente ricoprire lo stesso incarico. Penso che il responsabile di una grande organizzazione  debba anche scegliere delle persone che siano affidabili e solidali. Io credo di aver abbondantemente dimostrato di essere affidabile  e solidale alle istituzioni, e ai rappresentanti istituzionali chiunque essi fossero,  compresi quelli indegni. Certo l’assessore alla formazione non ha gradito che mi incatenassi sotto le sue finestre per richiedere il rispetto della legge e dei patti; certo che l’assessore comunale ai servizi sociali non ha gradito che organizzassi la consegna degli attestati  di licenza media ai nostri allievi a Piazza Dante il 2 luglio del 2008: Costoro hanno ritenuto che tutto questo fosse un atto di insubordinazione. Gli elettori hanno ritenuto di doverli mandare a casa. Io ritengo di aver compiuto elementari atti di civismo e di responsabilità e di qui la fama di avere un brutto carattere ed essere inaffidabile.  Ma esistono persone affidabili più giovani  e più conosciute dal sindaco in persona, che possono essere più opportunamente candidate.

Io non credo molto nel toto assessori perché non credo che un assessore da solo possa veramente cambiare gli indirizzi di alcuni settori della amministrazione comunale. Gli assessori che ho visto susseguirsi in 30 anni - in cui ho seguito da vicino le attività durante i quali  sono stato coinvolto in commissioni e gruppi e sono stato costretto a fare tante anticamere - si sono limitati a istallarsi in alcune stanze di Palazzo San Giacomo e a costituire improbabili gruppi di lavoro con propri consulenti che avevano  scarsa presa sull’organizzazione ordinaria e nessuna capacità di innovazione nelle prassi istituzionali e nella architettura dagli assessorati. La prova delle prove è proprio il progetto Chance: l’amministrazione non è stata capace in dodici anni neppure di costituire un contenitore istituzionale in grado di dare continuità a questo lavoro al di la dei finanziamenti; in dodici anni non sono stati in grado di creare un collegamento permanente tra assessorato alla pubblica istruzione e quello ai servizi sociali che ci finanziava.

Il simbolo di questo sono stati e sono i miei sandali: tredici anni fa quando il progetto ha avuto inizio avevamo i finanziamenti per lo straordinario ma non – è un classico - per l’ordinario: i locali, i bidelli, i banchi e tutto quanto è (alcune cose erano) nelle competenze dell’assessorato all’istruzione. Minacciai di non dare inizio alle attività se non era tutto a posto e fui subito bollato come il solito rompiscatole, risposi a mio modo: mi metto i sandali in inverno come segno di lutto e sofferenza  per l’assenza dell’essenziale e li leverò quando voi avrete provveduto all’ordinario. Da allora i  miei sandali sono stati visti da cinque milioni di spettatori del Maurizio Costanzo show, da milioni di spettatori di diversi programmi RAI, della televisione della CEI, sono sull’enciclopedia italiana on line, ma il progetto ha continuato a peregrinare come la Madonna a Nazareth per trovare casa, ha continuato a non avere i banchi fino a quando finalmente è stato chiuso.

Un assessore in questo settore dovrebbe essere forte di un programma che prevede come  -senza essere raccomandati, senza fare le barricate, senza incatenarsi o offrire i piedi ai geloni - si possa far fronte all’ordinario. E dovrebbe essere forte di un mandato che fa di questo assessorato una assessorato politico strategico: ripetiamo da anni che la città viene rifondata ogni giorno nelle sue scuole, che in questi luoghi  si stabilisce il patto sociale, il patto di legalità e di civismo che viene a monte di ogni campagna contro l’illegalità. Dunque l’assessore alla pubblica istruzione deve aver per prima cosa  un ruolo di promozione di una cultura della cittadinanza e della partecipazione nelle scuole e attraverso le scuole; e promuovere la cittadinanza dei giovani  non può essere ridotto a progettini che affiancano l’opera della scuola senza innovare nel sistema stesso, depauperando la scuola di risorse e deviando verso lo spettacolare e l’effimero le poche disponibili.

Gli interventi edilizi, strutturali, logistici devono essere funzionali a questo progetto politico e non seguire semplicemente finalità amministrative cieche ed autoreferenziali che portano a costruire le scuole dove non servono più e a condannare al degrado edifici costati milioni perché non rientrano nelle programmazioni tecniche; abbandonare le attrezzature al furto sistematico perché non si sa chi si deve occupare della sicurezza delle stesse in modo sistematico ed efficace. Siamo senza soldi ma continua lo spreco, la politica dell’usa e getta di ciò che viene costruito con i danari del contribuente. Da trenta anni mi sento ripetere che il problema della custodia delle scuole è un problema complesso e non ho mai trovato nessuno che abbia costituito un gruppo di lavoro intitolato “Gruppo di lavoro per la soluzione del problema - molto complesso e superiore all’umano sapere - che è dotare le scuole napoletane di una custodia degna di questo nome”

Ci sono cento buone idee per risolvere questo problema con pochi soldi, forse guadagnandoci, ma le preclusioni ideologiche di chi aveva gli assessorati,  l’autoreferenzialità della burocrazia, la presunzione di improbabili consulenti hanno impedito di adottarle.

E potrei continuare a lungo.

Abbiamo un Comune di fatto in stato di dissesto, abbiamo un apparato amministrativo a stento capace di auto alimentari; chiunque faccia l’assessore deve affrontare questo problema: come mobilitare le energie esistenti, come dare forza a quelli che dentro la scuola – non a fianco, non ai margini, non tra i lustrini – e al centro della scuola la fanno funzionare e hanno trovato soluzioni creative all’assenza di una politica scolastica del comune e della Direzione regionale dell’Istruzione.

Dunque io dico che da subito occorre costituire  un “comitato civico per la scuola e l’educazione” che si incarichi di avere una presenza sistematica su questi temi indicando le soluzioni praticate e praticabili per affrontare una serie infinita di problemi. Io non credo allo sport di dare delle buone idee all’assessore o trovare un assessore con un buon curricolo, credo molto di più al fatto che ci siano molti  gruppi che mettano in mostra ciò che hanno saputo fare o potrebbero fare e quindi ad un assessore che crei un canale comunicativo per recepire con continuità la spinta di partecipazione che in questa città esiste. Non esiste la soluzione ai problemi, ma esistono miriadi di piccole soluzioni da portare  a sistema, ossia da inserire in un sogno collettivo.

Io mi candido a lavorare su questa  cosa, a esperire via web una impietosa valutazione delle proposte, soprattutto discriminando tra cose interessanti e significative che soddisfano l’orgoglio e la professionalità di chi  le fa e le proposte che indipendentemente dall’appariscenza e dalla originalità  affrontino i problemi alla radice.

A suo tempo insieme ad altri avevamo aperto - nell'ufficio studi e programmazione del Provveditorato agli studi di Napoli - uno sportello di consulenza per aiutare gli operatori della scuola a migliorare i loro progetti; dicevamo che non aveva senso  la politica  della competizione all’interno della pubblica amministrazione, che il dovere della amministrazione non era organizzare corse ad ostacoli, ma aiutare le scuole più deboli, meno capaci di progettare non per propria responsabilità,  a progettare in modo efficace. Ebbe tanto successo che il provveditore dell’epoca, su pressione di presidi e burocrati affiliati ai partiti e ai sindacati, lo fecero chiudere dopo pochi mesi perché nientemeno quelli che non erano tra i preferiti degli apparati stavano alzando la testa. Sono passati invano altri venti anni e siamo ancora fermi a quel punto.

Dunque io apro questa pagina per chiedere a quanti hanno conosciuto  per esperienza diretta il lavoro di chi scrive e della associazione che presiede  di far pervenire loro brevi testimonianze  sulla efficacia o meno dei metodi di lavoro adottati, di dichiarare la loro adesione alla ricerca di esperienze e soluzioni per promuovere il ruolo civico della scuola.

Potete inviare messaggi di questo tipo.

Poi appena qualcuno mi aiuta faccio una cosa tecnicamente più gestibile.

Aderisco all’idea di un comitato per la promozione del ruolo civico della scuola e dell’educazione, parteciperò come potrò, anche da fuori Napoli, anche solo approvando o disapprovando le proposte altrui

Penso che Cesare Moreno potrebbe dare un contributo a  definire una buona politica scolastica del comune di Napoli, anche facendo l’assessore

Penso che Cesare Moreno potrebbe dare un buon contributo a  definire una buona politica scolastica del comune di Napoli, e che un buon assessore potrebbe essere:…………

Penso che Cesare Moreno sta bene dove sta e che l’amministrazione la debbano fare quelli che il sindaco, e i partiti che lo hanno eletto,  reputano adatti all’incarico.

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