Ho ricevuto una lettera dal futuro

Per motivi tecnici, ma soprattutto per applicare a qualcosa di stupido una mente che non riesce a starsene  a riposo e in attesa, sto riordinando le migliaia di file che affollano il mio computer. Ho ritrovato per caso la lettera aperta che portai con me al primo seminario di formazione, quello che doveva fondare Chance prima ancora che ci fossero le nomine del provveditore e finanziamenti del Comune. E sono stato sorpreso del fatto che non cambierei una virgola quello che c'era scritto, che avevo, come ho, molto chiara la finalità di questo progetto, i mezzi per realizzarlo, ciò che è peculiare del progetto e ciò che non lo è.

A distanza di 11 anni, data la situazione di incertezza e di totale messa in discussione del nostro lavoro, questa lettera mi pare giungere dal futuro, mi piacerebbe poter arrivare a scrivere e pronunciare quelle stesse parole con la stessa speranza. Tra poche ore abbiamo un incontro dove ci verrà comunicato qualcosa che deriva dai vertici dell'ufficio scolastico regionale. Non mi aspetto niente di buono ed è comunque molto triste dover partecipare ad una riunione senza sapere ordine del giorno, senza sapere ancora nulla di quale sarà il nostro ruolo reale;  siamo in una situazione di sudditanza psicologica che ci fa temere la voce del comando anche quando magari ci dice cose buone. Di tutte le cose che si potevano temere e si dovevano temere, questa è la più devastante e ci dice quanto siamo deboli di fronte all'arbitrio, all'assenza di regole, all'inesistenza di garanzie, di istanze di appello. Fin dal secondo anno di attività di Chance abbiamo cercato di portare la metodologia, che qui viene molto semplicemente enunciata, al centro del sistema scolastico quando tutto congiurava a tenerla ai margini. Ed in questi anni sono state assordanti le voci che dicevano: attenti, l'istitutzione vi imbavaglia, vi irrigidisce, insomma si temeva una perdita di libertòe e di creatività derivante da 'lacci e lacciuoli'.  Sono stato sempre polemico verso questo atteggiamento perchè la creatività  e la libertà si espriemono attraveso i vincoli e non al di fuori di essi, ma soprattutto perché i progetti hanno senso se servono ad aprire una strada. Troppi progetti devono invece soddisfare il narcisismo di chi li realizza,  l'indice di gradimento di chi li promuove, ho sempre sostenuto di essere troppo ambizioso e troppo narcisista per accontentarmi di un progetto marginale.  Fin dall'anno 2000 abbiamo lavorato con Marco per farci riconoscere lo statuto di progetto apripista, ma - erano ministri Berlinguer, la Turco e poi DeMAuro  c'è stata semre una gigantesca riserva culturale ma soprattutto una incapacità a capire che ciò che uccide la scuola è l'uniformità.  Berlinguer con il suo 'la scuola di tutti è la scuola di ciascuno' aveva trovato  lo slogan giusto, ma tra lo slogan e le pratiche reali c'era e c'è un abisso.  Dunque noi nn siam riusciti. Il 27 settembre 2000 la montagna partorì il topolin:un protocolo di intesa tra MPI e Affari sociali in cui si diceva di voler sostenere i progetti di inclusione sociale come Chane.  Sembra che quella sia stata l'unica intesa tra i due grandi ministeri che si occupavano di giovani. A detta del sottobosco ministeriale altre intese non c'erano state perche tra i due ministri c'era incompatibiltità di carattere (sic!) .  Chi assisteva a queste scene sapeva che la sedicente sinistra si stava scavando la fossa, perché schiava degli stessi difetti che per anni aveva rimproverato alla DC: logiche settoriali, assenza di strategie, il mercato delle quote in luogo della mediazione politica e culturale.

Della concretezza di questi sforzi di portare Chance nell'ordinario ci sono innumerevoli e concrete tetsimonianze. Tuttavia abbiamo fallito. Dopo anni, nel gennaio 2007 è nato un nuovo topolino: il codice meccanografico che riconosceva la nostra esistenza come scuola, o quasi scuola, infatti si tratta di un codice non esprimibile nei trasferimeti, e tuttvia un atto di nascita in iena regola.

NARI160019 Sezione Sperimentale per il recupero dell’Obbligo Scolastico – Sezione Associata di NARI160008 IPIA "Sannino"  Via Camillo De Meis N.243 NAPOLI - PONTICELLI 

NAMM819024 Sezione Sperimentale per il recupero dell’Obbligo Scolastico – Sezione Associata di NAIC819002 Istituto Comprensivo Baracca - NAPOLI – Vico Tiratoio N.25 

"Presso una o più istituzioni scolastiche (una per ciascuna grado di istruzione obbligatoria) viene istituita una sezione (di indirizzo, per il II grado, di particolare finalità per la primaria e la scuola di I grado) cui è attribuito un codice informatico alfanumerico diverso da quello dell'istituto principale, ma ad esso riconducibile. Sulla "sezione di progetto" non viene sviluppato organico con procedura automatizzata; l'organico è autonomamente determinato dal dirigente scolastico, di concerto con la rete in cui è inserito, e sotto la vigilanza dell'USR. Sulla "sezione di progetto" non viene sviluppata mobilità nel senso che il codice attribuito è opportunamente "sterilizzato" con l' apposizione della caratterizzazione "Codice non esprimibile dal personale docente ed A.T.A.".Doveva essere il primo passo di una tasformazone istituzionale, ma nessuno degli attori isitituzionali ha mosso un dito per passare dal codice all'esistenza concreta: a distanza di un anno il Comune ci ha mollato in malo modo e poi tutto quello che ne segue ancora.

Tuttavia sono convinto che la responsabilità principale per questa mancata trasformazione sia provenuta dal nostro interno.

 Per anni siamo stati assordati da voci che dicevano che entrare nell'istituzione era pericoloso (come se fossimo stati un gruppetto di volontari e non stipendiati del Ministero!!!)  perché saremmo stati irregimentati. Ed io soprattutto rispondevo che non avevo nessuna paura, che ero già stato nelle stanze del ministero, in quelle dei vertici del provveditorato, in quelle dei vertici comunali e poi anche in quelle regionali e che nessuno mi aveva potuto mettere il guinzaglio, anzi, ne avevo tratto maggiore forza e determinazione. Dunque non dovevamo temere l'altro ma soprattutto noi stessi, la nostra debolezza e difficoltà a tenere una precisa rotta.

Ora siamo arrivati all'appuntamento nelle condizioni peggiori, e stiamo vedendo che il pericolo maggiore non è il guinzaglio ma l'assenza di redini; che il pericolo non sono le carte e le regole ma la loro assenza. Da sempre l'unica vera forza del potere è l'arbitrio e ridurre le persone in stato di sudditanza grazie alla imprevedibilità  dei comportamenti. Visto che usiamo da sempre la metafora della nave ho ricordato ai miei colleghi che una delle situazioni più angoscianti per i marinai all'epoca dei velieri - e magistralmente descritta da Konrad - non è la tempesta ma la calma piatta che rende impossibile ogni azione.

Oggi siamo arrivati all'appuntamento privati persino della testimonianza e del ricordo di una estenuante battaglia condotta e  ci viene ogni giorno rinfacciata come colpa una sconfitta determinata da quegli stessi che ce la rimproverano (vae victis! gridava il barbaro, guai ai vinti: oltre alla sconfitta dovranno subire l'umiliazione): il progetto Chance è fuori della norma, deve essere normalizzato. E dietro il mancato riconoscimento di Chance c'è una cosa molto più grave: l'estraneità e il disconoscimento di un intero continente di esclusi, delle migliaia di giovani che stanno abbandonando la scuola, che perdono il desiderio di crescere e diventare padroni di sé.

In questi anni siamo stati i testimoni scomodi e parlanti di un innominabile ed oscuro delitto commesso contro migliaia di giovani con le modalità dell'esclusione, del lento confinamento in spazi dove non si respira. E siamo stati trattati come loro, confinati nelle aule più malandate, nei sottoscala, a chiedere l'elemosina di uno spazio, a chiedere se per favore potevamo stare nei laboratori, circondati da un'aura di sospetto, incolpati di qualsiasi anomalia si verificasse, tenuti a distanza. Qualsiasi nostra richiesta bollata come ingiusto privilegio: cosa hanno fatto i vostri ragazzi per meritarsi  una merendina! Questo il grido di dolore che si levava dall'Italia degli assessori, delle persone perbene che stanno bene perché se lo meritano. E noi, nonostante fossimo avvocati di ufficio, obbligati ( dalla coscienza e dal civismo) a fare quello che abbiamo fatto e non assoldati per farlo, siamo stati trattati allo spesso modo: come persone che chiedono l'ingiusto privilegio di stare con gli ultimi. Sui nostri decreti di utilizzazione ci sono scritte parole che bruciano: distacco o esonero dall'insegnamento, come un qualsiasi sindacalista, come un qualsiasi portaborse della camera dei deputati, come qualsiasi assessore dell'ultimo paesino che briga per  poter essere esonerato e dedicarsi ai propri elettori.  E anche su questo facciamo a non capirci: queste parole sono scritte senza malizia, senza una intenzione. Bravi! ma è in discussione proprio questo: in dodici anni non si è trovato il modo di adottare una procedura diversa che pure era possibile, allora quelle parole  anche se scritte da un funzionario innocente non sono innocenti e bruciano talmente che alla fine con un tratto di penna sono state eliminate le parole e con loro la funzione importante svolta dalle persone che attraverso quelle parole venivano attivate. "il distacco" è una procedura talmente eccezionale che può essere  esclusa in qualsiasi momento, ed era questo il motivo della nostra battaglia.

Ora ai signori che desiderano normalizzare Chance si presenta questo quadro: la Regione Campania spenderà oltre due milioni di euro per offrire ad alcune centinaia di ragazzi il diritto costituzionale alla scuola, perché  quella prevista per loro e che tutta la pedagogia e la costituzione dice che dovrebbe confrontarsi con la loro individualità e con i bisogni educativi di ciascuno non ha nè i mezzi materiali nè le risorse professionali per poterlo fare. ed in queste circostanze,  da qualche parte, ci sono i loro insegnanti pagati dallo Stato per assolvere al dovere costituzionale di dare la scuola a tutti i cittadini. Ora in una situazione di danno già realizzato, di ferite già inferte ed autoinferte alla persona, si giustifica una integrazione delle risorse e non una sostituzione totale delle stesse. In questo modo si allontana e non si avvicina la possibilità di portare una metodologia al centro dell'attenzione pedagogica e l'esistenza del progetto si fa ancora più precaria.

Dunque dopo dodici anni, quelle parole che davano il là al progetto nel 1998 mi sembrano una meta quasi irraggiungibile e tuttavia  non mi sono ancora arreso ed auguro a me stesso di raggiungere oggi come traguardo quella che dodici anni fa era la linea di partenza: vuol dire che questa volta faremo la 'partenza volante' .

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