Progetto R.E.M.

Resistenza Educativa in Movimento

R.E.M. (Resistenza Educativa in Movimento) è il progetto attorno al quale la comunità dei Maestri di Strada, rinominata per l’occasione I CoroNauti, sta costruendo iniziative sui diversi canali social, per combattere l’isolamento e lo scoraggiamento attraverso un contagio sociale e educativo, fatto di proposte, iniziative, arte, solidarietà.

REM è la fase del sonno correlata ai sogni (acronimo di REM – Rapid Eye Movement), chiamata anche fase del sonno paradosso perché il nostro cervello è incredibilmente attivo mentre il corpo si trova in uno stato di paralisi muscolare. In questo modo il corpo, privo dei controlli della veglia, non compie movimenti pericolosi: i sogni proteggono il corpo ed insieme ci dicono con un linguaggio speciale che lo accosta a quello dell’arte, da dove veniamo, dove siamo, dove vorremmo andare. Quello che stiamo vivendo in queste settimane sembra infatti assimilabile a uno stato di paralisi per decreto legge, che però non deve ingabbiare il bisogno di contatti autentici, di idee e sogni per il futuro.

REM è la nostra sfida a resistere al contagio demoralizzante attraverso la resistenza di un’azione educativa resiliente, riflessiva, e sensibile, in contatto con il movimento della realtà mutevole e liquida di questo periodo. I Maestri di Strada non smettono di pensare e riflettere considerando queste come funzioni vitali da preservare e sostenere. Nelle situazioni di emergenza il pensiero è sempre il primo ad essere attaccato da emozioni regressive: la nostra sfida è riuscire – nelle nuove condizioni – a sintonizzarci emotivamente, per sostenere noi stessi e tutta la comunità educante. Sappiamo di poterci riuscire perché contiamo sul fatto che per un decennio abbiamo interiorizzata la forza del gruppo attraverso tutti i dispositivi di riflessione attivati da Maestri di strada (Gruppi SAPERE, multivisione, ricerca azione …).

REM è il nostro modo di essere educatori, psicologi, esperti d’arte, genitori sociali, in una parola Maestri di Strada, ossia semplici umani, esploratori dell’assurdo, delle contraddizioni e dei paradossi del nostro tempo, diffusori di storie, incubatori di sogni e domande che non devono smettere di transitare, perché continuare a interrogarsi senza cedere all’ansia di una risposta immediata, è l’unico modo per resistere all’ossessione del controllo, difendersi da notizie allarmanti più che informative, ed insieme serve a sottrarsi ad un’altra ossessione che è quella di riempire tutti i vuoti con prestazioni e risultati, perché la vita è fatta anche di vuoti, pause e silenzi, comunicazioni del corpo oltre a quelle della mente.

REM è la nostra metafora per raccontarci e continuare a chiederci cosa voglia dire Esserci e cosa significhi essere un Maestro di Strada in un tempo percepito come un tempo di guerra. Il tempo di una Guerra Totale perché coinvolge i civili e la vita civile in cui ciascuno potrebbe essere percepito dagli altri come attaccante e pericoloso. Il potere politico e il potere tecnico stanno gestendo il pericolo reale del corona virus in un modo improvvido, suggerendo l’idea che l’unico anticorpo possa essere l’isolamento totale e la solitudine. Noi vogliamo appunto combattere la solitudine, dire che non esiste in rifugio davvero sicuro che ci protegga, se non l’intima certezza dei legami e della solidarietà umana costruita nelle comunità che intendiamo continuare a coltivare anche attraverso la sofferenza per il distacco fisico da essa.

REM è oltre le connessioni remote, raggiungere la memoria del futuro, dei sogni sospesi sui ponti dell’abisso, al di qua delle nostre menti, che devono restare aperte, attente, vigili, e non smettere di incontrare la parte più fragile di noi, quella emotiva, che si condensa nelle immagini dei sogni.

Vincere la solitudine senza violare l’isolamento

Nelle nostre profondità c’è una capacità di bene risvegliata, se non generata, dalla prossimità, quando cessa l’astrazione e la distanza e nasce la relazione. (Enzo Bianchi, monaco della comunità di Bose)

Ma come si raggiunge chi non può connettersi a nessun social perché privo di mezzi pratici, economici o di un’alfabetizzazione informatica? Come si raggiunge chi, da prima ancora della caccia al germe, aveva deciso di non farsi raggiungere e restare chiuso in se stesso?Cosa significa essere educatori quando non ci sono strumenti né narrazioni rassicuranti che ci contengano come professionisti o cittadini del globo? Cosa significa insegnare o imparare quando non si è prossimi all’Altro che cresce con noi?

Il discorso pubblico dominato dal virus forse non sta dicendo semplicemente di difendersi dal contagio ma di vivere separati. Il rischio della distanza in assenza di pensiero è quello di ingigantire disagi già esistenti, viceversa la riflessione ci può aiutare a vedere meglio le fragilità che senza emergenza restavano in ombra. Dunque, quale apprendimento riusciremo a trarre come adulti da questa esperienza di convivenza forzata con noi stessi, i nostri familiari e la dimensione di un web sempre più esasperato ed esasperante?

I Maestri di Strada continuano a portare avanti le loro attività, cercando la relazione prima e oltre ogni altra richiesta, scadenza e difficoltà. Continuiamo a fare teatro lanciando sfide-video ai gruppi, continuiamo a chiedere ai ragazzi di desiderare in modi semplici e differenti: attraverso la lettura, il racconto e la registrazione di storie della tradizione, che passano per la voce degli adolescenti per giungere ai bambini. Attraverso tutorial su materie scientifiche, di collage del quotidiano, di piccoli frammenti fatti di foto, frasi, fotografie inviate dai ragazzi e dai genitori dei nostri progetti. Attraverso sfide di scrittura, disegno, foto e video dove invitiamo la comunità educante a seguirci e condividere con noi la propria esperienza del presente. Dando infine, e come prima cosa, la possibilità a docenti, famiglie, giovani e bambini di trovare uno spazio di accoglienza e di espressione.

L’accoglienza parte dall’ascolto individuale dell’operatore alle famiglie, passa per il supporto didattico a bambini e docenti, arriva infine alla proposta di momenti di sollievo collettivo. Questo isolamento, volontario o imposto che sia, deve servire a controllare la diffusione del contagio ma non può assolutamente favorire l’isolamento umano. L’educazione è fatta prima di ogni altra cosa di prossimità fisica e presenza mentale. Noi maestri di strada continuiamo a lavorare ai margini della rete, ai confini delle periferie della mente, dove, a prescindere da qualsiasi scenario post apocalittico, nessun social può arrivare. Costruiamo allora nuovi dispositivi, incubiamo sogni e proviamo a diffonderli perché sappiamo che le idee sono più penetranti dei virus e più persistenti di loro, che resistono agli uomini e al tempo e se profumano di buono, ancora meglio. Il lavoro sarà quello di continuare a seminare la speranza, contro ogni possibile paura. Questa la nostra promessa.

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