Opera. Una favola strana

Il nuovo spettacolo di Trerrote e dei Maestri di strada


Per la quarta stagione consecutiva ritorniamo al Piccolo Bellini di Napoli, in scena con il nostro nuovo spettacolo, sperimentandoci con una nuova leva di giovani attori alla loro prima esperienza con il palcoscenico, accompagnati come sempre dai nostri educa-attori.

Un battesimo per una nuova comunità di ragazzi provenienti dalla periferia est di Napoli, che nel teatro trova il luogo e la maniera per raccontare e raccontarsi. Allo stesso tempo, gli offre la possibilità di mostrare a se stessi e agli altri la propria irriducibile bellezza.

In ordine alfabetico: Daniele Acanfora, Lucia Affinita, Gabriele Buo, Rosa Capuano, Lucia Ciruzzi, Giuseppe Cozzolino, Diego D'Ambrosio, Serena D’Oria, Arianna Dentice, Armando Di Bello, Francesca Fiorillo, Ivan Gallotti, Lorenzo Izzo, Fabiana Lettica, Tonia Malapena, Fortuna Mastrogiacomo, Esterina Megna, Giulia Menna, Lucia Pia Noviello, Martina Pallotta, Chiarastella Riccio, Francesco Rungi, Antonio Sannino, Giulia Signoriello, Mauro Spagnuolo, Francesca Pia Testa, Giovanni Troise, Margherita Troise, Francesco Volino


Un gruppo di uomini e donne del mondo di sotto, vive recluso in una prigione/fogna, alle dipendenze di un grottesco e cinico sfruttatore.
Non avendo altri mezzi, vive e fa commercio degli scarti , anche organici ,degli altri,degli uomini di sopra. La comunità di sotto vive la sua mesta ma tranquilla vita da scarto umano , fino a quando un giorno la porta della loro prigione/fogna rimane aperta. Il desiderio della figlia del loro sfruttatore per un uomo del mondo di sopra è l’occasione per la loro fuga e per la libertà.
Gli sfruttati possono finalmente uscire a riveder le stelle, ma fuggiti dalle viscere della terra a metà strada tra cattività e liberazione si trovano di fronte alla scelta:
affrontare l’ignoto e decidere il proprio nuovo destino o accettare un nuovo protettore a cui obbedire pur di ritrovare un po’ di quelle squallide certezze cui erano assuefatti nel mondo di sotto. La metafora è chiara. Il finale è tutt’altro che scritto, soprattutto fuori dalle tavole del palcoscenico.

È il debutto al teatro di 20 nuovi giovani della periferia orientale di Napoli provenienti dalle attività educative e dai laboratori territoriali delle arti dell’associazione Maestri di Strada. Come di consueto nel nostro lavoro questi debuttanti adolescenti sono stati accolti da una vera comunità di giovani cresciuti insieme a noi in questi 8 anni di lavoro di teatro educazione. I nostri veterani hanno guidato e accompagnato i novizi, insieme agli educ-attori dell’associazione Trerrote ( teatro ricerca educazione). A volte ci rendiamo conto che chiediamo ai nostri ragazzi di attraversare un ponte sull’abisso diceva Carla Melazzini. La nostra passione artistica ci accomuna ai ragazzi in questa vertigine e ci fa desiderare il viaggio insieme a loro.

 Cesare Moreno: «Scriveva Antonin Artaud a proposito dell’Opera da tre soldi: “Il pubblico ideale per Brecht doveva essere il proletariato, cioè gli operai dell’industria infatti il titolo indicava provocatoriamente il prezzo del biglietto d’entrata, ma paradossalmente gli operai disertarono le rappresentazioni mentre il pubblico borghese invece ne decretò il successo, con sorpresa e disappunto dell’autore”. Sono passati quasi cento anni dalla prima rappresentazione del 1928 e trecento dall’opera ispiratrice che è del 1728, e gli eredi di quei ‘mendicanti’ e sottoproletari invece di sedere tra il pubblico sono presenti sulla scena e sulla scena saranno rappresentati i loro racconti di periferia intrecciati alla scrittura di Brecht e di Viviani. Sarà un’occasione anche per misurare la distanza tra parlare a nome degli esclusi e dare la parola agli esclusi».

 

adattamento e regia Nicola Laieta

assistente regia Giuseppe Di Somma

coreografie Ambra Marcozzi

scene Giuseppe Cerillo

coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Maestri di Strada, Trerrote


Tante le recensioni fatte al nostro spettacolo, ma quella che vorremmo farvi leggere è quella di facciunsalto.it, scritto da Antonio Messina, che sembra aver colto nel profondo il significatio di tanto lavoro.

"Al Piccolo Bellini di Napoli si è compiuta l’Opera, intesa proprio come la realizzazione di un lavoro pregevole, prezioso, importante, dall’alto valore intrinseco. Maestri di Strada, Associazione Trerrote e Il Teatro Piccolo Bellini di Napoli, i tre raffinati artigiani da cui è nata”Una favola strana”. Strana sì, strana perché difficile, complicata, uno di quei sogni che per tanti rimangono tali e che invece sulle tavole del Piccolo Bellini ha preso voce, colore, ritmo, consistenza e carattere. Opera è una follia, un bellissimo momento di ribellione, un movimento oppositivo anche alle leggi della fisica. Certo, anche a quelle, a un’accelerazione centrifuga che spinge alcuni quartieri sempre più ai margini, allontanandoli giorno per giorno dal ventaglio delle opportunità, delle occasioni, solitamente riservate a chi solo per caso è nato e cresciuto nel posto giusto. E di certo non è un merito.
Il testo è frutto di un innesto tra due autori apparentemente diversissimi e invece molto più simili di quanto si pensi

In questi due giorni, tutti coloro che hanno calcato il palco del Piccolo hanno vinto. Tutti indistintamente. Opera è fatta di mille cose, di mille caratteri, di mille parole, di mille commistioni. A partire dal testo, frutto di un innesto tra due autori apparentemente diversissimi e invece molto più simili di quanto si pensi, in virtù del fatto che entrambi hanno avuto a cuore il popolo, e più esattamente la parte più debole del popolo, quella più vera, quella che trasforma spesso le lacrime in una risata tagliente. E questi due maestri sono stati Brecht e Viviani.

Inquietante la storia. Un mondo di sotto, buio, puzzolente, abbandonato, estremo, a fare da contrappunto al mondo di sopra, pieno di luce, sfavillante, ambito, ma forse ancora più corrotto del suo omologo ipogeo. E il mito del doppio, del bene e del male, dell’uno e il suo contrario ritorna in tutto la sua veemenza, servito al pubblico da una compagnia che ha saputo spendersi molto bene nonostante fosse per la maggior parte degli attori un primo debutto. Notevoli i ragazzi in scena, alcuni sicuramente già in grado di sostenere prove importanti con colleghi dalla già consolidata carriera.

Non è stato facile, emozionalmente, assistere a questo spettacolo. Sul palco si stava raccontando una verità, amarissima, spesso schivata, evitata. In fondo occhio non vede… Mi sono chiesto quanti di loro stessero in realtà raccontando se stessi. A fine spettacolo la gioia è stata immensa. Avevano compiuto l’Opera, e con grande risultato. Ma quella gioia, pensavo, rimarrà un momento circoscritto o diventerà una buona stella da seguire? I giovani attori provengono tutti dalla periferia orientale di Napoli, dove spesso il sole non scalda e i lampioni non fanno luce. E bravi tutti quindi. Bravi per il talento, bravi per la caparbietà, bravi perché se ci credi poi riesci, bravi per aver visto la stella, bravi perché non l’hanno persa di vista. E in queste sere la loro stella ha brillato come non mai, che neppure quando è nato Gesù bambino"


Grazie a chi ha vissuto insieme a noi questa favola strana. A chi ha permesso che tutto questo diventasse realtà, a chi ha condiviso con noi la gioia del teatro e ci ha sostenuto.
Un grazie speciale va ai nostri giovani che hanno reso possibile l'impossibile, che hanno regalato bellezza e che in soli tre mesi di lavoro sono riusciti a trasformarsi!

Vi regaliamo le immagini più belle della serata!


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