Form-Azione della Comunità Educante con Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale (METIS)

Appuntamento a Settembre

Come si suol dire "gli esami non finiscono mai" e ciò vuol dire che non si smette mai di studiare e di apprendere. Ecco perchè, i Maestri di Strada, hanno deciso di far partire una serie di appuntamenti a settembre per la formazione degli operatori... ma non solo.

Diversi sono i progetti coinvolti:  Progetto Comuni-Care, Progetto SPERA, Progetto Ascetate, CIP (centro identità permanente).

Sarà un percorso per la formazione di educatori cooperativi (co-docenti, co-educatori, co-formatori, genitori sociali, educatori alla pari e tanti altri).

I destinatari sono educatori e docenti che intendono far parte di una ‘comunità educante’ che pratica Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale; oppure fanno già parte di una qualche azione educativa ed intendono migliorare il proprio approccio ad una problematica complessa.

Perché mettere in primo piano la formazione cooperativa?
Nella lavoro dei Maestri di Strada c’è al centro l’educazione metropolitana, ossia una ipotesi di lavoro che innova il paradigma educativo da un sistema lineare basato sulla diade allievo/maestro, ad un sistema aperto e complesso basato sulla cooperazione educativa, ossia su una comunità educante che tutta insieme si prende cura delle giovani persone, del territorio in cui vivono, dei professionisti e semi professionisti che collaborano allo sviluppo di un progetto educativo.

La formazione cooperativa in genere non fa parte dei programmi accademici, non fa parte dei requisiti professionali richiesti agli insegnanti e agli educatori. Tutto questo è fonte di difficoltà ed insuccesso, perché tutti sperimentiamo quanto sia difficile la cooperazione tra professionisti diversi e anche tra professionisti della stessa istituzione incapsulati in un ruolo solo cognitivo e
comportamentale che esclude nei fatti la cura delle relazioni, ad ogni livello.

Come si sviluppa la dimensione cooperativa per il lavoro educativo?
Innanzi tutto occorre conoscersi: conoscere se stessi e conoscere gli altri. Anzi si conosce se stessi attraverso il conoscere e riconoscere gli altri. Un professionista cooperativo non si forma in modo isolato e poi cerca alleanze, ma si forma attraverso un gruppo di cui è parte integrante.
La conoscenza reciproca si realizza a molti livelli: attraverso il contatto corporeo, attraverso la vicinanza emotiva, attraverso l’esperienza condivisa, attraverso il riconoscimento empatico delle emozioni altrui e quindi di se stessi.
Tutto questo attraversa l’intero progetto formativo ed ogni occasione, la più apparentemente lontana, contribuisce ad approfondire la relazione umana e professionale tra i partecipanti al gruppo; tuttavia esistono anche occasioni specifiche: gli esercizi e i giochi di conoscenza aprono l’intero corso e torneranno per brevi momenti anche in seguito.
La costruzione del portfolio personale serve a creare uno spazio fisico ma prima di tutto emozionale dove depositare le cose buone che caratterizzano questa esperienza e tutto quanto si riuscirà a rievocare dalle esperienze precedenti.

Giochi di conoscenza – a cura di Filomena Carillo
Giochi di Gruppo e costruzione del Portfolio – a cura di Filomena Carillo, Claudia
Riccardo e Silvia Mastrorillo
Esperienze condivise: laboratori arteducativi

Le esperienze condivise sono quelle dei laboratori che consideriamo una parola composta da labor-lavoro ed oratorio-riflessione, luoghi in cui si “manipolano” cose ed idee, i costrutti interpretativi (“necessarie proposizioni” diceva Galilei) che si generano quando sull’esperienza si rifletta. I primi laboratori per noi Maestri di Strada sono i laboratori artistico espressivi, perché sono laboratori arteducativi: consentono a ciascuno di uscire fuori dalle routine quotidiane, consentono di entrare in contatto con il nucleo originario dell’esistenza, consentono a ciascuno di “esserci”, di essere presenti a se stessi piuttosto che capitare per caso, lasciarsi vivere nell’indolenza.

Un ruolo speciale lo ha il laboratorio teatrale che nella pratica dei Maestri di Strada serve a costituire degli spazi traslati in cui ciascuno può provare a impersonare ruoli diversi dal prescritto, a riflettere su di sé attraverso la finzione teatrale. Analogamente opera il laboratorio musicale, quello di arti visive. Tutti accomunati dalla ricerca e l’espressione di significati:
occasioni primarie e globali perché la giovane persona esca dall’insignificanza. L’arteducazione nelle sue varie forme viene promossa anche come forma di comunicazione nella scena pubblica, un esserci per l’altro , con l’altro che fa da specchio allo sviluppo della persona.

Presentazione Ascetate (co-progettazione Axé Italia e Maestri di Strada) – a cura di Rocco Fava
Laboratorio di ArtEducazione “Metamorfosi” – a cura di Nicola, Cira, Irvin,
Laboratorio ArtEducazione “__Globalità linguaggi ” – A cura di Irvin Vairetti e Esperienze condivise: Rigenerazione urbana

Anche laboratori più pratici, come il laboratori Terra terra e la ciclo-officina ed altri che verranno fanno parte della costruzione di orizzonte di senso che sia condiviso e visibile nel territorio che assume quindi un ruolo attivo nelle interazioni sociali dei giovani allievi e dei loro educatori.
Questi ed altri laboratori fanno parte di un unico grande progetto di rigenerazione urbana che viene dai noi considerato innanzi tutto un modo di risignificare gli spazi della città, di trasformare spazi vuoti ed anonimi in luoghi vivi e significanti attraverso la presenza dei giovani.

Passeggiata nel territorio di Ponticelli – A cura di Terra di Confine
Esperienza Orto Urbano di Ponticelli – A cura di SVT
Laboratori Paralleli “Mappa e territorio: avventure urbane e mappe mentali”
Laboratori paralleli “Mettere in lavorazione l’esperienza: sviluppare il pensiero e tessere relazioni intorno alle esperienze significative”
M.E.T.I.S. – Metodologie Educative Territoriali di inclusione sociale – a cura di Cesare Moreno


L’invenzione narrativa
Tutto questo si riassume nell’invenzione narrativa.
Riprendendo il motto di Ismaele, sopravvissuto all’esilio selvaggio nel deserto: sono sopravvissuto per raccontarlo, consideriamo la narrazione il modo principe per rielaborare l’esperienza e per fondare una comunità che viene tenuta insieme dalla narrazione condivisa prima di ogni regola. Se la narrazione tiene insieme la comunità e se l’individuo si sviluppa
attraverso la comunità, la partecipazione alla narrazione è istitutiva della persona e la narrazione stessa contiene l’individuo che la produce. Ritornare sistematicamente sull’esperienza per raccontarla è la prima forma di organizzazione della conoscenza del mondo e della conoscenza di sé, la prima forma di responsabilità personale e sociale: la narrazione è un modo di creare l’individuo e le comunità piuttosto che consegnare alla ‘Storia’ qualcosa di memorabile. La memoria di sé è fondante dell’esserci. Dunque raccontarsi mentre le cose accadono sarà sistematicamente presente in questo corso come modo di presa di coscienza di educatori che si preparano a replicare con le giovani persone il processo di produzione del sé sociale ed individuale.

Focus Group “La narrazione degli educatori” – A cura di Cesare Moreno
Role Playing “Gruppo S.A.P.E.R.E. – A cura di Federico Zaccaria, Antonia Cuccioli e Antonella Saporito
Laboratori di narrazione paralleli (Scuola infanzia, Scuola primaria, Scuole secondarie)


Attività riflessiva e multivisione
Infine una presenza costante sarà quella della multivisione, ossia di una attività riflessiva a tutto campo che mette insieme vertici osservativi diversi accomunati dalla condivisione di una esperienza di comunità. La multivisione è una tecnica derivata dalla psicoanalisi di gruppo che consiste nel riprodurre, attraverso libere narrazioni, le emozioni connesse al campo d’azione
partendo dalla cruda esperienza senza la mediazione di linguaggi tecnici. Per accedere alla cooperazione è infatti necessario superare sistematicamente le tendenze che si rinnovano in ogni occasione alla chiusura difensiva, alla dipendenza, all’attesa messianica. Per poter entrare in un contatto fecondo con le dolenti realtà in cui siamo impegnati è necessario superare quelle
emozioni appena evocate, che ci impediscono di apprendere dall’esperienza, che impediscono un contatto autentico con la vita degli altri. Ogni multivisione comincia con uno stato caotico in cui i partecipanti annaspano e non riescono a trovare un senso. Lentamente è il gruppo stesso, come se fosse un organismo superiore, che trova un assestamento, che cattura un’idea che fluttua nell’aria alla ricerca di una mente ospitale. La multivisione è quindi n processo lungo in cui ogni singola tappa può apparire inutile o inconcludente, ma che dimostra la sua efficacia solo ‘al termine della notte”. Useremo quindi con cautela questo strumento nelle parti finali del nostro lavoro formativo sperando di poter fornire un saggio del suo significato e della sua utilità. 


Restituzione e Multivisione al termine di ciascuna sessione – A cura di Cesare Moreno

 

La formazione si svolgerà nei seguenti spazi:

- 5 settembre Bordiga di Via Argine

- 6 settembre Fondazione Banco di Napoli, Via dei tribunali 2013

- 12 settembre Orto di Ponticelli e poi Bordiga di Via Argine

- 13, 20 e 21 settembre Fondazione Banco di Napoli 

 

Vi aggiorneremo sugli orari e su eventuali cambiamenti.

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