25 aprile

Liberarsi è possibile!

Il 25 aprile del 1945 finiva la guerra in Italia e gli eserciti occidentali e quello russo si incontravano sul suolo tedesco avviando la definitiva sconfitta della Germania nazista (9 maggio 1945).

Finivano in questo modo due decenni di regime fascista e uno di regime nazista. Due poteri totalitari che avevano come regola l’eliminazione della libertà, l’odio, la violenza omicida, la guerra per sottomettere e derubare altri popoli. La guerra è costata in tutto il mondo almeno 70 milioni di morti tra militari e civili.

Quando si parla del 25 aprile bisognerebbe ricordarsi almeno di questo spaventoso massacro, ricordare che si celebra innanzi tutto la fine di tutto questo e che si rende omaggio a chi ha speso la vita per ottenere questo risultato. Decine di milioni di cittadini pacifici furono arruolati negli eserciti degli Stati Uniti, Inghilterra Francia, Russia, Canada …. …. per combattere l’impero del male. Molti di quegli uomini lo fecero volontariamente, lo fecero convinti di dover fare la propria parte per sconfiggere il male. Può darsi che molti si siano lasciati convincere da slogan di propaganda, dalla pressione morale esercitata da persone mosse da interessi materiali e di potere più che da idee solidali; può darsi che i governi che hanno preso l’iniziativa contro il nazifascismo in seguito non si siano rivelati come il massimo della democrazia, ma sta di fatto che decine di milioni di persone hanno messo in gioco la loro vita per ristabilire la libertà. Ci sono state in tutta Europa e in Italia formazioni militari non statali che attaccavano le truppe occupanti con tattiche di guerriglia più o meno efficaci ma soprattutto sostenevano la volontà di cambiamento di coloro che per troppo tempo erano stati esclusi ed emarginati da un potere corrotto e violento. Si può discutere dell’efficacia militare di questi movimenti, ma non ci può essere nessun dubbio sul contributo che hanno dato a ristabilire una coscienza civile in paesi devastati dall’odio.

Quello che bisogna ricordare è che nonostante la potenza militare, nonostante la violenza dell’oppressione, nonostante che i regimi fascisti e nazista sembravano godere del favore della maggioranza, era possibile ribellarsi e che alla fine è stato possibile sconfiggere quella che all’epoca era la macchina da guerra più potente mai esistita.
Ma come era stato possibile l’insediarsi di regimi sanguinari?
Abbiamo molte spiegazioni che riguardano gli interessi che hanno promosso un regime oppressivo, gli interessi che hanno promosso la guerra, ma si discute poco di come sia stato possibile che milioni di persone si facessero ingannare dalle bugie del potere, che si lasciassero coinvolgere nella macchina del massacro. Come è stato possibile che decine di milioni di persone girassero la faccia per non vedere quello che stava accadendo.
La lezione della storia è insufficiente, noi sappiamo quello che è accaduto, chi ne ha tratto profitto, chi ha istigato, ma non sappiamo quali movimenti interiori l’abbiano reso possibile. Dobbiamo sapere a quali fragilità, a quali debolezze riescono ad appellarsi i fautori dell’odio e della violenza. La legge della solidarietà si stabilisce quando ciascuno riesce a riconoscersi nell’altro. L’odio comincia quando prendiamo la distanza dall’altro, quando non lo riconosciamo come appartenente alla stessa umanità. Le parole possono creare delle rappresentazioni ingannevoli e noi non possiamo smascherare le false rappresentazioni se non mettendole a confronto con il mondo reale, se non mettendo a confronto l’uomo reale con le rappresentazioni che ne vengono date. Ed il pericolo di restare prigionieri di false rappresentazioni è quanto mai vivo e presente, compresa la falsa rappresentazione del 25 aprile. Ciò a cui è chiamato ciascuno di noi non è una difesa di parte di un evento che ha i caratteri dell’universalità e della libertà per tutti, ma è richiamare ciascuno a rivedere la propria vita, pensare come si rapporta alla sua propria esistenza umana, e considerare come si rapporta a rancori, odi, oppressioni, che covano nel fondo dell’animo delle persone che vivono vite difficili.

Dunque in questo 25 aprile voglio ricordare che ribellarsi è possibile, che è possibile sconfiggere gli oppressori.

Voglio rinnovare l’impegno mio e di tanti altri a stabilire ovunque legami solidali che sono l’unico rimedio al falso e all’odio .

Cesare Moreno

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