Il mio Congresso...

Considerazioni e commenti di chi ha partecipato al 1° Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa

A distanza di qualche giorno dalla fine dei lavori delle 3 intense giornate del Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa, abbiamo raccolto qualche commento dai post di facebook e twitter, perchè la restituzione è sempre importante, anche se siamo convinti che ci vorranno ancora altri giorni per poter metabolizzare bene tutto ciò che abbiamo appreso in queste giornate.

Si tratta di commenti di uditori, educatori vincitori della borsa di studio, docenti, relatori, associazioni, cast dei Maestri di Strada e in conclusione, delle considerazioni finali di Santa Parrello e Cesare Moreno, le due colonne portanti della nostra Associazione.


Grazie ai Maestri di Strada per l'opportunità! Sono stati tre giorni intensi... sono tornata a casa piena di input, e convinta di una cosa... che la trasformazione parte da me! Avete condiviso esperienze, e quando si condividono esperienze si condivide la vita. Sono contenta di poter dire "io c'ero!" Ma non con la bocca, ma con la vita!
Quando un congresso produce stili di vita nuovi è una vittoria! Grazie infinite a tutti! Dai relatori agli organizzatori a chi preparava il caffè o metteva a posto le cuffie della traduzione... grazie a tutti!                                                                        Maria Rita Lucia


Ci nutriamo del caos emozionale per costruire il filo della nostra esistenza, mettendo insieme non ciò che oggettivamente sta assieme, ma le cose con cui siamo entrati in contatto. Il mondo cambia e noi cambiamo insieme al mondo. Ma per farlo abbiamo bisogno del nostro "sapere", che è l'unico strumento che ci permette di partecipare alla scena del mondo.
(Cesare Moreno, Primo Congresso Mondiale della trasformazione educativa).
Lavorare ed interagire con gli attori della nuova scena educativa richiede una formazione continua e costante, finalizzata all’acquisizione di competenze adeguate alla cura dei bisogni educativi speciali, sempre più complessi e difficili da classificare nell’attuale panorama scolastico. Infatti nella scuola dell’inclusione non troviamo soltanto alunni con disabilità gravi, ma sono tanti i ragazzi con difficoltà specifiche dell’apprendimento, tra cui anche quelle del linguaggio e del comportamento, che prima della Legge 170/2010 non rientravano in uno specifico quadro legislativo.
Il primo mio Congresso Mondiale sul tema della Trasformazione Educativa, ospitato a Napoli dal 29 al 31 ottobre 2018, risponde ad un’emergenza formativa condivisa dagli operatori del settore. La tre giorni si è rivelata, infatti, un’occasione di riflessione sulle sfide del lavoro educativo con bambini, ragazzi e famiglie appartenenti a contesti di vita complessi. Prendersi cura dei bisogni altrui significa indirizzare gli altri verso il riconoscimento dei propri bisogni, al fine di guidarli in processo adattivo, che si traduce nei termini di un cambiamento interiore e comportamentale duraturo, in grado di promuovere una partecipazione attiva alla vita sociale. Testimonianza di una borsista soddisfatta!                                                             Annalisa Castellitti

 

ATTENZIONE! Post ad alto contenuto retorico e sentimentale: i cinici e i deboli di cuore sono pregati di leggere altrove.
CURA, BELLEZZA, SOGNO
Ieri è calato il sipario sul Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa voluto e organizzato da Maestri Di Strada e da altre istituzioni italiane e internazionali. Sono stati tre giorni indimenticabili, perché intensi, pieni di esperienze e sollecitazioni, emozionanti. Ma anche e soprattutto perché non dobbiamo dimenticare che la trasformazione educativa è un problema mondiale come l'accesso alle risorse vitali e le guerre, soltanto "un po' meno presente" sulla scena della comunicazione di massa. Noi non lo dimentichiamo e continuiamo a lavorare ancora più uniti, come se da questo dipendesse il futuro della polis, ma anche dell'umanità.
Marco Giordano | #HikikomoriParliamone


Ringrazio Maestri Di Strada per avermi dato l’opportunità di confrontarmi con docenti, educatori, psicologi e colleghi sociologi provenienti da ogni parte del globo.
In questi tre giorni mi sono sentito a casa, circondato da persone in grado di far lavorare il cervello e di approcciarsi in modo critico ai processi di apprendimento. Persone capaci di rilanciare un paradigma educativo coraggioso, che riesca a coniugare teoria e azione, intercettando le esigenze di un mondo che cambia, senza per questo svilire l’insegnamento e mortificare l’educazione e la didattica.
Armando Polimene 


Siamo qui in occasione del Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa!
Cura, bellezza e sogni ci pare possano essere i primi fondamenti di un cambiamento possibile dell’educazione e della scuola: Perché, come scriveva Danilo Dolci, si educa “sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato”.
Associazione Matemù
 

Tre volte bello. Bello negli studi e le ricerche presentate, bello nei contenuti e nelle persone dei relatori che li hanno presentati, bello nelle proposte e nei progetti che sono stati spiegati.Bello nella possibilità di poter fare le domande (e scusate se ne ho approfittato).Troppe cose mi hanno colpito spero nella pubblicazione di un libro perché non riuscivo a prendere appunti.Due di queste a volo "la cittadinanza attiva è frutto di un educazione scientifica e quando manca ci dobbiamo interrogare sui motivi" e ancora "le ore nutella" e quell indicatore dal Portogallo "la capacità di umanità"...Pedagogia di alto livello come quelle scuole a 2700mt di altezza.Ancora troppe le cose che sfuggono o meglio scorrono come un fiume in piena.Fate un libro una pubblicazione .Grazie a tutti voi                                                                                                                                               Naturale Ciro

 

 “Il primo contenitore da scassare é il tuo contenitore. Per poter stare sul limite ti devi fare male, se non ti fai male non c’è autenticità.

Devi dubitare di te.”
Cesare Moreno, Maestri Di Strada                                                                                                                                        Martina Leo

 


The 1 million euro question: how to re-train teachers enabling them to prepare kids for unpredictability. They were schooled and then trained to find the pre-provided right answers #trasfEdu @trasformeduca @Intl_Parents #TuesdayThoughts             Eszter Salamon‏

 
Agire e resistere.
Il Primo congresso mondiale della trasformazione educativa organizzato da Maestri Di Strada è iniziato oggi.
Il congresso è stato dedicato a Giulio Regeni, noi del CIES siamo felici di essere qui.                                                             Cies Onlus

 

PerDiQua racconta i progetti Mi Fido Di Te e Basi Studiogiocanti al Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa a Napoli , grazie ai Maestri Di Strada per l’occasione ! Il volontariato giovanile manomette, trasforma le città e costruisce il futuro!                                                                                                                                                                                  Perdiqua Associazione Onlus 


Quanto siamo belli!!!
Grazie a "o zí" Cesare Moreno e "a zì" Santina Sa, nell'essere un riferimento costante per noi Maestri di Strada e per darci un esempio concreto di persone che non smettono mai di sognare, producendo una riflessione profonda e continua per vivere ed attraversare il caos che è nel mondo.                                                                                                                                         Irvin Vairetti - MDS

 

Emozioni
Scambio
Conferma
Rivalutazione
conoscenza
Sogni
Progetti
Obbiettivi
Sopratutto nuove prospettive e conferme di un lavoro già realizzato ma questo ci fa capire che continuare il lavoro è importante....
Con grande amarezza dico è terminato il convegno.
È stato straordinario
Complimenti a tutti voi che avete reso possibile tale perfezione.
Grazie a tutti voi ragazzi che avete reso possibile tale eccellenza                                                                                                  Maria De Crescenzo


Bisogna resistere al caos ma senza rimanere legati al potere e alle cose.
È folle pensare di mettere ordine nel caos, bisogna stare nel caos e nutrirsi del caos: ossia imparare a vivere nella complessità: così vivono i sani.
Non bisogna correre alla saturazione del pensiero, ma saper tollerare l’incertezza.
Il desiderio deve prendere il posto dei bisogni, e il desiderio non è legato a qualcosa di generico o di poetico, ma è quello stato mentale che ci fa riconoscere le nostre risorse, rispetto alle quali si genera una responsabilità: la responsabilità del nostro sogno.
Ai ragazzi e alle persone che incontriamo dobbiamo restituire significati. E ciò si può fare solo nella relazione.
Cesare Moreno; frammenti del suo bellissimo intervento di chiusura del Primo Congresso mondiale della Trasformazione Educativa organizzato dai #maestridistrada                                                                                                                         Rosario Iaccarino


-Cosa ti fa venire in mente la parola MAFIA?
- L'alba!
-Come l'alba ?
- Sí, l'alba che vedevano ogni giorno i giudici Falcone e Borsellino dal Golfo dell'Asinara!
"Le parole non si uccidono". Nando Dalla Chiesa
 Raffaella Trisolini


Cura, bellezza e sogno
Parole guida per immaginare e creare una scuola di tutti: studenti, docenti e famiglie.
Giornata conclusiva del I Congresso Mondiale della Trasformazione educativa a Napoli con Maestri di Strada e Cesare Moreno
Un grazie di cuore a tutti voi!                                                                                                                                                    Maria Quintieri

Muchas FELICIDADES se ven muy guapas y guapos, que sus objetivos y expectativas del congreso se cumplan, las extraño, aprecio y admiro mucho. Mi pensamiento y mi voz está con todos usted-es... Éxitos!!                                                      Gustavo Carpintero Vega


Dopo vent'anni a seguire le orme dei Maestri Di Strada e di Cesare Moreno, fra narrazioni, libri, seminari e qualche preziosa collaborazione, oggi si parte per Napoli, per una emozionante 3 giorni... Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa
Perché come dice Cesare "...si, va bene, il mondo fra qualche decennio si autodistruggerà, ma intanto, nell'intervallo, che facciamo?"                                                                                                                                                                                 Loris Antonelli

Grazie a Cesare Moreno e ai Maestri di Strada di napoli si è discusso con operatori e operatrici del mondo di trasformazione educativa come chiave per cambiare le comunità                                                                                                                 Andrea Morniroli

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"La dispersione scolastica in Italia è prevedibile a partire dalle condizione di reddito e culturale della famiglia di provenienza.
Questo comporta che la scuola italiana funziona per chi non ne ha bisogno, mentre non funziona per chi ne avrebbe più bisogno, praticamente la scuola ha smesso di essere un'ascensore sociale, anzi amplifica ancora di più le disuguaglianze". Queste sono le parole di Federico Batini, professore di pedagogia sperimentale all'Università di Perugia, al Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa. La lotta alle disuguaglianze deve partire dalla scuola, per poter dare a tutti pari opportunità di partenza.                                                                                                                                                      Socialisti Gaudenti

 

Mannaggia a me che non sono riuscita a partecipare!!!                                                                                                           Luisa Vitale

 
Grazie per questi giorni preziosi, grazie ai Maestri Di Strada.
In soli tre giorni mi è accaduto di:
chiecchierare con Guelfo in auto incontrato per caso in metro; preparare 1000 caffè; discutere con i miei colleghi; chiarire con i miei colleghi; fare la valletta microfono; spostare l'auto di Cesare, spegnere i fari dell'auto di Cesare, caricare le macchinette di caffè nell'auto di Cesare; scaricare i pasti del congresso; confezionare i pasti del congresso; piegare i cartoni dei pasti con Irvin; preparare l'acqua per i relatori; baciare la mano e ricevere un bacio sulla mano mentre baciavo il viso di Cesare La Rocca AXE'; discutere di massimi sistemi con Rocco; sorridere con Marcos; farmi leggere futuri distopici da Giuseppe; dividere una pizza con Chiara; rincontare una parte di passato; svegliarmi alle 6:00, svenire alle 22:00; assistere all'apocalisse metereologica; schiattarmi di risate guardando Genny e gli altri bimbi; testare la comodità soporifera delle poltrone nella sala rossa; gioire del simposio arteducazione nella saletta E-0qualcosa; allenarmi come promoter e addetto alla vendita libri; fingere di vincere la shopper per fare andare in freva Frat-A ME-ommate; leggere la poesia in un'istantanea del viso di mamma Patrizia; sognare di ricevere l'Arciere delle Stelle;commuovermi pensando a Carmine e Lucia; essere d'accordo con Ciro senza conoscerlo; vedere nascere una farfalla dalla pancia di un bruco di carta con Elisa e Claudia; perdermi nell'interminabile strada per uscire dall'università se hai parcheggiato dall'altro lato; raccontar-mi brevemente ad una platea di dissenzienti; far ripartire la diretta dal cellulare dei Socialisti Gaudenti; complimentarmi con Morniroli; ascoltare da vicino Pietropolli Charmet; sapere che la prima domanda la farà Alessandro; gustare il cous cous fatto da Cira; portarmi a casa un quadro Giocherenda; fascinarmi del NONSOCHE di Thanopoulos; chiedere se l'acqua la gradisci <> o la vuoi <>? ; ritrovare l'acqua e le sue bolle nelle slide di Guelfo Margherita; perdermi l'intervento di Dalla Chiesa e poi potergli comunque stringere la mano; domandarmi se sono più vichingo o medittaraneo con Sara;
e infine ricevere e godere di un sentito applauso di gratitudine.
Buonanotte a tutti voi colleghi, amici e compagni della "Muta Erranza", in una perenne linea d'ombra, ogni giorno al servizio del sogno e del desiderio, sulla cattiva strada.                                                                                                                          Gabriele Gigante - MDS
 

Una vera emozione, un viaggio nel mondo alla scoperta di metodologie innovative e diverse, la conoscenza, il sapere e la professionalità hanno caratterizzato questi giorni di grande formazione. Un alto momento educativo! complimenti a tutti!           Antonio Maietta


E SE?.... ALCUNI dei SOGNI del I CONGRESSO MONDIALE DELLA TRASFORMAZIONE EDUCATIVA: e se all'educazione per competenze sostituissimo l'educazione per cooperanze? (Murueta) - e se avessimo educatori a cui è chiara la parità sul piano del desiderio coi loro educandi e la centralità del 'non so che' su cui si fonda il gusto del vivere? (Thanopoulos) - e se guardassimo ai giovani hikikomori interrogandoci sul perché non riusciamo più a ribellarci e ci rintaniamo nelle nostre case a soffrire in solitudine? (Suzuki e Giordano) - e se andassimo a scuola di politica dagli adolescenti? (Branquino) - e se gli adulti/insegnanti trovassero un senso nel loro entrare ogni mattina in aula? e se nelle classi diminuissero competizione e senso di vergogna? (Charmet) - e se l'università la smettesse di mettere confini fra le discipline, di misurare la qualità con la quantità e di tentare di ordinare la complessità? (Dominici) - e se ascoltassimo ciò che gli immigrati hanno da insegnarci? (Bartoli, Bertolo e Morniroli) - e se la smettessimo di fidarci dei dati sulla dispersione scolastica che ci vengono propinati dal Miur e lavorassimo sulle cause interne alla scuola? (Batini) - e se modificassimo i contenitori rendendoci conto che possiamo avere la forza dell'acqua che scava il letto del fiume in cui scorre? (Margherita) - e se accettassimo che la formazione è teatro e dunque una esperienza complessa e coinvolgente e organizzassimo su questa base la formazione dei nuovi insegnanti? (Cappa) - e se mettessimo la bellezza al centro della scuola? (La Rocca e Condido) - e se moltiplicassimo le università itineranti e realizzassimo più esperienze comunitarie, civili e poetiche per combattere l'assurdo che è nel mondo? (Dalla Chiesa) - e se formassimo gli insegnanti anche in Italia con una università apposita e permanente? (Delorenzi) - e se trasformassimo molti dei nostri dolori personali in leve per la trasformazione del mondo? (Iavarone) - e se i genitori si occupassero anche dei figli degli altri? (Salamon) - e se l'università ripartisse dalla diversità e la considerasse vera ricchezza? (Valerio)... "Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia..."                                                Santa Parrello


"Gli "arcieri delle stelle" di questo congresso mondiale: i "giovani liberi" di Maestri di Strada (anche se qui non ci sono proprio tutti). "                                                                                                                                                                                      Grazie, per queste parole che riempiono il cuore ed inorgogliscono.                                                                                     Grazie, per le esperienze condivise.
Grazie, per gli insegnamenti di ogni giorno, per la cura in tutti i lavori che portiamo avanti, per la bellezza delle cose che riusciamo a fare e a vedere insieme e per i sogni, che riescono a guidarci sempre.                                                               Maria Napolitano - MDS

 

Ultimo intervento al congresso Mondiale della Trasformazione Educativa - Cesare Moreno

Voglio cominciare dalla confusione e dal caos. Ieri abbiamo assistito al tentativo da parte di Guelfo Margherita di farci vivere una situazione di confusione. Non so se sia stato efficace, ma di certo è stato efficace questo stesso congresso con i suo densi tre giorni, perché chi si è lasciato coinvolgere ora è pieno di tante cose, ma soprattutto è pieno di emozioni contrastanti: la gioia per aver sentito cose nuove ed importanti e la delusione per non poterle discutere subito: c’è poco spazio per la discussione. In fondo succede sempre quando si affaccia alla coscienza un’idea entusiasmante e si vorrebbe subito passare all’azione. E’ una delle cose che dobbiamo imparare: aspettare, non saturare subito il pensiero, tollerare ancora la confusione e l’incertezza.
Di solito non c’è bisogno di Guelfo per confonderci anche se lui si è dilettato a farlo e vedremo poi perché è così importante la riproduzione del caos.
Ieri qualcun ha chiesto, ma come fa ‘il contenuto’ ad aprire il contenitore? Nel nostro caso lo sappiamo molto bene: il contenuto, che sono i nostri giovani interlocutori, rompono continuamente i loro contenitori: rompono la maschera sociale che gli è stata imposta, rompono la classe, rompono la scuola, rompono gli insegnanti e gli educatori …. Rompono qualsiasi limite gli sia stato imposto per limitare la crescita piuttosto che sostenerla. Noi sappiamo quanto siano importanti i limiti, ma sappiamo anche che ogni limite è fondamentale per sostenere la crescita contenendola ed indirizzandola mai limitandola o addirittura punendola. I limiti forniscono appigli e sono anche impalcature (scaffolding) e Guelfo ci ha ricordato che l’impalcatura ed il palco servono a tante cose, anche ai patiboli E noi da molto tempo usiamo questa metafora: la stessa impalcatura che serve a sostenere l’edificio in costruzione può diventare una gabbia, che il legaccio che ti sostiene può diventare cappio al collo, come il tutore della giovane pianta la strozzerà, se non viene allentato il legaccio che lo unisce alla pianta, quando cresce. Noi dobbiamo essere consapevoli che un compito fondamentale è saper riconoscere il cambiamento e la crescita e cambiare noi stessi per crescere insieme a ciò che sta intorno a noi. Il nostro lavoro psicologico serve anche a questo. Venti anni fa in una delle prime multivisioni una docente disse: ma io ho già fatto un corso d’aggiornamento sulle dinamiche psicologiche, non serve che partecipo a questi incontri. Ma il lavoro psicologico serve proprio a nutrire in corso d’opera il pensiero. In venti anni ho partecipato ad almeno 400 incontri di multivisione per un totale di 1200 ore eppure continuo ad apprendere: è necessario un continuo lavoro su di sé. Anche un nostro finanziatore ha detto: dopo tanto tempo ancora riunioni psicologiche? Certo, ancora, perché è l’unico modo di restare vivi in una situazione caotica. Il lavoro che noi facciamo sistematicamente e che abbiamo imparato a fare insieme a Guelfo, che qui ha tentato di riprodurlo è esattamente duplicare e presentificare quella condizione di caos e di dolore vissuta ogni giorno sul campo.
Quando ieri commentando il discorso di Francesco Cappa ho confermato che nel nostro lavoro ai limiti, occorre farsi male se no non c’è verità, Francesco ci ha messo in guardia che questa non diventi una retorica del martirio. Aveva ragione infatti devo chiarire che il dolore di cui parlo non ha nulla dell’eroe o del superuomo e nessuno di noi intende essere martirizzato per la causa o intende esibire le stimmate della croce, noi ci riferiamo al normale dolore riferito al disagio esistenziale e che in certe condizioni qualche volta eccede i limiti. Non so se questa citazione è appropriata ma tra le poche parole latine che ricordo c’è quel verso che dice: infandum dolorem tu regina renovare iubes (l’avevo citato al contrario ma sono stato corretto) Il periodo latino mette al primo posto l’oggetto, l’aggettivo pregnante: infandum, che non si può dire, la stessa radice di infame, e poi per un intero poema dice quel dolore indicibile. Il verso – ho scritto altrove - intrappola quel dolore; la forma chiusa dell’endecasillabo, contiene quel dolore.
Il nostro gruppo multivisione – la macchina onirica che mettiamo in funzione ogni settimana - compie quindi una sorta di operazione poetica racchiudendo il dolore dentro la pluralità dei vertici osservativi e perciò stesso lo rende dicibile, lo cattura. Noi duplichiamo, rinnoviamo e presentifichiamo il dolore non detto perché solo in questo modo diventiamo capaci di contenere quello dei nostri giovani allievi. Noi prestiamo la nostra mente ai giovani per elaborare ciò che loro non riescono ad elaborare, ma questa non è un’operazione che riusciamo a fare in automatico quando siamo in situazione. Per costruire una capacità di pronta risposta è necessario riprodurre quella situazione poter pensare quella situazione e questo è possibile farlo solo in un gruppo che condivide quella esperienza e che è disposto a sentire di nuovo quella sofferenza ed in questo modo ciascuno sentirà il sostegno del gruppo anche quando non c’è.
Voglio ancora insistere sull’importanza ed il senso della confusione. Quando lavoro con altri docenti ed educatori arriva puntuale l’obiezione: bene, hai fatto abbastanza confusione, ora ti decidi a rimettere ordine? Non è così, noi non vogliamo mettere ordine nel caos, non vogliamo pensare l’impensabile, vogliamo solo attraversare il caos restando vivi, vogliamo riuscire a pensare noi stessi mentre attraversiamo il caos. Trovare un filo legato alla nostra esistenza e non al caos e quindi addirittura nutrirci del caos.
Tutto quello che i maestri di strada sanno tutte le conoscenze che hanno appreso e che divulgano, tutti i contributi scientifici di alto profilo che danno a costrutti teorici importanti, provengono dalla realtà caotica in cui viviamo. E ci troviamo in un congresso mondiale perché ci stiamo misurando con un caos di dimensione planetarie. E’ il mondo che va sottosopra e dice ai giovani io non sono fatto per te, e noi invece vogliamo dire che il mondo è fatto per i giovani e che è possibile essere felici. Felicità, una parola che rischia di evocare l’infelicità più che se stessa, parola grossa per dire che è possibile una vita accettabile.
Dove sono le prove della felicità possibile, dove sono i numeri per misurarla?
Sono i nostri sorrisi, la percentuale operatori sereni e sorridenti sul totale degli operatori. Siamo al 97% - abbiamo anche diritto a momenti di tristezza - e la prova controfattuale è che troppi dei nostri vicini di lavoro sono tristi e depressi. Siamo felici perché facciamo un lavoro significativo.
E’ stato detto che il sogno sorge quando abito il sogno dell’altro e che il nostro sognare “ciascuno come oggi non è” muove il desiderio dei nostri giovani interlocutori, ma in realtà qui vediamo che questo lavoro ci consente di realizzare il nostro sogno. E dov’è qui la distinzione tra contenuto e contenitore? Chi sostiene chi.
In questi giorni c’è stato un episodio emblematico. La pagina FB di cui abitualmente si servono i nostri educatori, ha pubblicato un video in cui, secondo alcuni, il nostro speaker si è dimostrato piuttosto incerto e confuso. E’ partita subito una shit storm: questi sono gli educatori? Prontamente Lucia ha risposto: siamo noi ragazzi che li rendiamo confusi. E la tempesta di merda si è fermata. E chi conosce Lucia, sa che è arrivata da noi quattro anni fa accompagnata da una “diagnosi” secondo cui doveva avere il sostegno. E oggi dico chi è il contenuto e chi il contenitore in questa storia?
Ancora sul caos.
Un recente documento del MIUR: Nuovi scenari ed indicazioni per la scuola di base, dice che la scena sociale è dominata dalla sovrabbondanza delle informazioni e dai rapidi cambiamenti del mondo e delle sue rappresentazioni. Di fronte a questo quadro di grande complessità occorre sviluppare , a partire dalla scuola dell’infanzia, la “consapevolezza dell’informazione”. Se non ho completamente frainteso mi pare che propongano di avere uno sguardo critico su tutto ciò. Ed io dico che questa affermazione può portarci solo al manicomio. E’ un’operazione folle ed impossibile, è una manifestazione di quella “onnipotenza pedagogica” che è la sorella gemella dell’onnipotenza scientifica: non possiamo avere uno sguardo critico su tutto , ma possiamo cercare di averlo solo rispetto ad alcune cose che incontriamo. Allo stessa onnipotenza va ascritto un bando della Regione Campania che per alcune migliaia di euro chiede di rimuovere “tutti gli ostacoli all’apprendimento” per il BES, DSA, ADHD etc..
Quelli che scrivono queste cose sono quelli che cercano di controllare il caos, che si illudono di potere tutto. Sono dei pazzi.
Ritornando a questo nostro congresso, per i motivi appena esposti non posso trarre delle conclusioni, ma posso raccontarvi il filo che ho trovato.
Ho trovato un filo, un senso già fatto, oppure me lo sono costruito?
Se non posso contenere il caos, non posso neppure trovare un filo, se no non sarebbe più un caos. Allora metto insieme non ciò che oggettivamente sta assieme, ma le cose con cui sono entrato in contatto, quelle da cui ho preso qualcosa, ed è questo il senso di “nutrirsi del caos”: incorporare dall’esterno quello che mi serve a crescere.
Ci è stato spiegato bene da Dominici la differenza tra complicato e complesso. Una realtà complicata per quanto complicatissima ha un funzionamento lineare, un percorso di leggibilità. Una realtà complessa, per quanto piccola, non è percorribile linearmente: qui i percorsi sono ‘labirintici”. Ma “percorso labirintico” è un ossimoro: se è un percorso non è un labirinto e se è un labirinto non è un percorso.
Qui uso l’ennesima metafora: Teseo esce dal labirinto perché stende lungo il cammino un filo: la linearità del pensiero e dell’amore contro gli angoli – sempre uguali – della costruzione. Il filo di Arianna, pochi lo ricordano, è intessuto insieme dall’amore per Teseo e dalla collaborazione con Dedalo: passione e intelligenza combinate assieme possono aiutarci a percorrere il caos.
Ieri abbiamo avuto un intervento importante di Marisa Iavarone che ci ha dato tutti i numeri - ben ordinati - del caos in cui tutti ci siamo trovati alcuni mesi fa nella nostra città e lei personalmente nel modo più drammatico a seguito di un grave e gratuito accoltellamento di suo figlio. Questi numeri sono importanti ma non ci dicono nulla sul caos interiore che quell’episodio ha generato in lei, nella città, nell’intero paese.
C’è stata una vera e propria crisi morale che ha generato un’ondata di panico morale. Nel giro di pochi giorni, mettendo in fila vari episodi di delinquenza giovanile - bande criminali costituite da “figli d’arte”, bande giovanili che rappresentano un certo ribellismo sociale, bande di disperati che odiano tutto e tutti e colpiscono alla cieca; episodi che si moltiplicano a Napoli, a Torino, a Verona, Padova … - sembrava che la società si stesse sfasciando, che si stessero sciogliendo i legami sociali più profondi, che il mondo adulto non avesse nessuna presa sui giovani. E questa grande paura non era altro che una proiezione del senso di colpa gigantesco di un mondo adulto che sa di non sostenere a sufficienza la crescita dei giovani. Noi non abbiamo avuto una reazione di panico e però eravamo molto preoccupati per quello che stava accadendo, avevamo paura del panico degli altri: ed ora come si fa, come si fa a parlare, ad usare la ragione quando tutti fuggono e ti travolgono senza ascoltarti?
Per questo dobbiamo occuparci del caos, perché noi sperimentiamo continuamente sulla scala del quartiere, della città, dei paesi, dei continenti e del mondo ondate di panico.
La frase di Hannah Arendt, che leggiamo insieme al verso di Danilo Dolci ”senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo” dice tutto sul rapporto tra educazione e mondo:
«L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani.
Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d’intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d’imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti»
Significa che siamo responsabili del mondo.
Se noi non consideriamo il problema educativo su scala mondiale, se noi non consideriamo tutti i contenitori caotici a noi sovraordinati, noi rischiamo continuamente di essere invasi da ondate di panico che non sappiamo fronteggiare. Mentre i nostri amici brasiliani erano in viaggio è stato eletto un governo di ultradestra, mentre migliaia di educatori accumulano come formichine piccoli successi arriva una nuova legge, un muovo ministro che spazzano via tutto con un tratto di penna.
Noi dobbiamo essere abbastanza forti da non farci spazzare via, noi che sappiamo che la nostra forza non deriva da altri. Non posso sentire: “non posso operare perché ci sono state negate le risorse”. Se noi siamo legati ai bisogni e alle cose, se dipendiamo da queste e non dal desiderio, è chiaro che quando vengono meno le cose viene meno anche la capacità di lavoro. Il desiderio è vita, è tensione creativa che non si ferma per volontà altrui.
Non posso sentire “è chiaro che il potere, il capitalismo, i poteri forti della finanza internazionale, non vogliono menti pensanti, non vogliano persone libere”. Già ma sei tu che stai di fronte alla giovane persona e cosa fai, le ripeti che nessuno lo ama e nessuno lo vuole vedere crescere oppure fai la tua parte per farlo crescere? Tu assecondi il potere o navighi contro? Noi dobbiamo sviluppare una capacità di resistenza che è basata sul lavoro sistematico che facciamo su noi stessi.
Ripeto quanto sia essenziale il desiderio così come lo ha chiarito Sarantis Thanopulos nel suo intervento: uno stato mentale che ci fa riconoscere il possesso di una risorsa e nello stesso momento ci rende responsabili di essa, e ci spinge a proteggere l’oggetto del desiderio e a regolare i nostri rapporti all’interno di una relazione d’amore.
Il bisogno viene soddisfatto da una scarica che può essere anche distruttiva, “consuma” l’oggetto del bisogno. Faccio un esempio un po’ riduttivo, ma rende l’idea: a Napoli trent’anni fa sono state consegnate le case popolari a decine di migliaia di bisognosi di casa. La prima cosa che hanno fatto costoro è stata distruggere progressivamente la loro stessa casa. Così sono diventati di nuovo bisognosi e il politico che si occupa dei bisogni popolari ha avuto modo di spendersi in loro favore ed ottenere la riparazione delle case che nel breve tempo hanno fatto la stessa fine e quindi di nuovo queste persone erano diventate bisognose. Nuova intercessione dei santi protettori e riecco le case che sono destinate alla stessa sorte. Per questo, imitando il Puffo brontolone ripeto ”io odio i bisognosi” ma contemporaneamente cerco di scoprire il desiderio che può nascondersi dietro il bisogno. Se la persona non riesce a emergere dalla sepoltura fatta di bisogni che, data la sua passività, gli sono stati gettati addosso da politici, scienziati, amici del popolo e persino benefattori compulsivi, se non scopre il suo desiderio non riuscirà a fare nulla di buono per sé e non sarà neppure capace di tenersi un regalo.
C’è bisogno di reciprocità, di una contropartita al dono. Noi possiamo solo chiedere in cambio che ciascuno diventi responsabile dei suoi doni e dei suoi sogni. Il compito di noi educatori è restituire continuamente a persone escluse il senso ed il significato del proprio esistere.
I giovani - si dice - sono passivi, assenti, disinteressati… noi diciamo che sono insignificanti, che la loro esistenza non interessa nessuno. Il nostro lavoro consiste proprio nel restituire ai giovani la significanza sociale, noi facciamo da specchio al loro agire e gli restituiamo una immagine viva ed operosa, gli facciamo sentire che per noi contano.
Questo avviene in gruppi capaci di contenere se stessi. Nel nostro lavoro il gruppo dei giovani sta assumendo un ruolo crescente. Noi siamo nel gruppo e lo aiutiamo a crescere e ad essere specchio di se stesso. Quando nei bandi leggo “sostenibilità del progetto” io penso a questo, al fatto che nel momento in cui i giovani hanno imparato a sostenersi a vicenda e a riconoscersi reciprocamente, anche il progetto è sostenibile: può crescere da solo.
Voglio toccare come ultimo punto il tema delle istituzioni.
Paolo Valerio che è qui nel suo ultimo giorno da professore universitario, sa che venti anni orsono e per undici anni nelle nostre discussioni è stato presente il fantasma persecutorio della “istituzionalizzazione”. Una questione che superficialmente era ridicola: Paolo era stipendiato dall’Università e 24 docenti del “Progetto Chance” erano stipendiati dalle scuole. Inoltre il comune di Napoli aveva stanziato soldi importanti per integrare le risorse scolastiche con quelle socio-educative. Dunque era falso che non fossimo istituzione ma era anche vero perché per anni abbiamo visto che ci venivano date delle risorse nel modo sintetizzato dal detto napoletano “abbuffate ruospo” ingrassa rospo, mangia e taci. Ci siamo chiesti a lungo di chi fosse il progetto ed in realtà abbiamo scoperto che non era di nessuno, serviva di tanto in tanto come oggetto esornativo, ma non interessava all’architetto di sistema tant’è che lo ha cancellato senza neppure prendersi il fastidio di comunicarlo.
Ancora oggi sento quelli che fanno i grandi con la pelle altrui dirmi: ma non hai aura di ‘imborghesirti’ entrando nelle istituzioni?
Io do una risposta standard: ”c’è un piccolo errore in quello che mi dici. Noi Maestri di Strada siamo una istituzione: esistiamo da venti anni, facciamo un lavoro su vasta scala riguardante un problema cruciale della vita contemporanea, abbiamo una produzione scientifica di tutto rispetto, divulghiamo il nostro sapere in una vasta rete, formiamo continuamente nuovi operatori capaci di tramandare un metodo… siamo una istituzione più grande di tante con cui abbiamo rapporti”.
Il problema allora è: come può un’istituzione che si è assunta un compito così grande interagire con istituzioni che restano legate a compiti limitati. Come può lavorare una istituzione sana - che non è sana, ma sa curarsi di sé – con istituzioni malate e patogene.
Si può fare si può fare anche con un congresso come questo in cui cerchiamo di produrre un cambiamento nella cultura educativa di un paese e del mondo che rimetta al centro una rinnovata capacità di interazione tra il pensiero astratto e la pratica sociale.
Abbiamo ascoltato da Nando Dalla Chiesa un esempio palpitante di cosa significa un sapere di livello accademico connesso all’esperienza sociale: l’università itinerante. Itinerante è il termine che usò Carla Melazzini per caratterizzare il metodo che sarebbe diventato quello dei Maestri di Strada. Nel libro Insegnare al principe di Danimarca scrive a proposito di un violento episodio conclusosi tuttavia felicemente:
Questi e altri episodi hanno fatto somigliare molte volte Chance più a un teatro che ad una scuola: sarebbe stato opportuno stabilire confini più netti? Forse: ma se non si fosse offerta la scena per il dramma della sua famiglia, Mimmo avrebbe potuto sentire la scuola come uno spazio insieme di accoglienza e di protezione? (A sua madre- - che aveva perso la patria potestà - è stato fisicamente impedito l’ingresso a scuola, alla terza incursione) E, quindi, avrebbe accettato di svolgervi le attività “didattiche”, che sono consistite prevalentemente in una continua rielaborazione della sua storia in diversi generi narrativi, e nella produzione di oggetti, dalla pagina scritta ai fiori di ceramica, concepiti ed eseguiti come doni per le persone a lui care? Nessuno sa dire che cosa scattava in lui quando improvvisamente smetteva le sue attività “di disturbo” e si ritirava da solo con il suo quadernone; certo è che quelle pagine erano messaggi diretti ad un interlocutore.
Lo spazio insieme accogliente e protettivo della scuola gli ha permesso di sperimentare che la piena delle emozioni può essere trattenuta e dominata quando le si dia una rappresentazione simbolica anziché tradurla in azioni: è troppo poco, come programma di terza media?
… approfondendo sempre più la nostra relazione con i ragazzi e il loro ambiente di vita, ci siamo resi conto di quanto possa essere claustrofobico lo spazio della strada, palcoscenico di copioni di vita rigidamente predeterminati ed escludenti. Da tutto ciò ha preso le mosse una didattica itinerante, in un pendolare movimento dentro-fuori, nella quale la funzione rassicurante e protettiva è svolta principalmente dalle persone adulte, docenti ed educatori, in quanto depositari della fiducia e quindi accompagnatori deputati dei ragazzi lungo strade che non sono quelle della propria nicchia antropologica ma sono tutte le strade delle città. Nessun percorso mentale di conoscenza fatto su libri e quaderni può essere innescato dentro le aule scolastiche - almeno per ragazzi come i nostri, ma non solo - se il cammino di piedi materiali su strade non conosciute non sblocca le emozioni da una paura paralizzante.
Senza questa attività itinerante tra esperienze di vita e la capacità di elaborazione di queste che ti da la scuola l’apprendimento perde senso. Una donna ROM quasi analfabeta a cui contestavo di essere all’origine dell’assenteismo della figlia, mi disse: no, io voglio mandarla a scuola, perché solo la scuola dà il pensare. Ci voleva una donna semianalfabeta per dire in modo così sintetico ed efficace il senso profondo della scuola.
L’esperienza di Nando Dalla Chiesa ed altre che abbiamo raccontato nel simposio degli studenti-insegnanti cooperanti, dimostra che questo rapporto tra esperienza di vita ed esperienza riflessiva e scientifica è fecondo e vitale anche per il sapere accademico in tutte le discipline ma a maggior ragione per tutte quelle discipline che direttamente o indirettamente si occupano dell’animo umano, compresa la politica che al momento è meglio tenere da parte perché non abbiamo esempi di attività riflessive in una scuola per politici che in Italia manca cosicché manca anche una capacità di leggere ed interpretare le situazioni e di lavorare per creare legami nella polis piuttosto che scagliare una parte contro l’altra. Tutto questo ci fa dire che il nostro lavoro è politico, ed è una politica che vola molto più alto della politica dei nostri governi. Con questo non mi resta che augurare a tutti noi un buon lavoro ed arrivederci al prossimo congresso tra quattro anni mentre tutti noi, in diverse parti del mondo continueremo ad arpionare le stelle insieme al nostro arciere.
Buon lavoro e buone stelle. 

 

 

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