A pret ch' cammina: 26-28 Settembre 2017

Immaginiamo Sisifo felice

Un’ azione ludico-performativa promossa dai Maestri di strada ed il collettivo ATI suffix nei quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio in collaborazione con la Biennale di Architettura di Orlenas.

L’dea nasce dal desiderio di immaginare la scuola del futuro, coinvolgendo tutti i protagonisti della comunità educante, aperta ai sogni dei giovani.

L'anno scorso, tra settembre ed ottobre, aprivamo l’anno scolastico partendo dal territorio, dalle sue contraddizioni, con la Fiera dell’Est. Fiera dell’est riprende un titolo da favola, per proporre un’esperienza favolosa: la favola di abitanti delle periferie emarginate della città che si trasformano in guide turistiche di un paesaggio desolato, ma in realtà ricco di significati, ri-significato proprio attraverso le esperienze ed i racconti degli abitanti.

La premessa è che è più forte chi ha accesso alle risorse della città, chi le conosce ed è capace di usarle. Così recita il documento base del “cantiere di una città del noi”. Duemila e cinquecento anni fa qualcuno si era espresso in termini simili.
Non sono le case di bei tetti né le pietre di mura ben costruite, né i canali o i cantieri navali che fanno la città bensì gli uomini nobili capaci di usare le occasioni che si offrono loro (Aristide il Giusto)
Possiamo leggere questa citazione anche al contrario: gli uomini diventano ‘nobili’ quando sono capaci di usare le risorse della città. E sono poveri gli uomini che non hanno accesso alle risorse della città, ossia a quelle relazioni, a quei beni culturali, a quei servizi che rendono la vita della città più desiderabile della vita solitaria (Cesare Moreno).

Quest’anno Maestri di Strada e ATI suffix propongono l’apertura di un cantiere comune finalizzato alla rappresentazione metaforica delle complesse dinamiche dei territori fisici e psichici, per sognare un futuro per sé pensando anche al quartiere in cui si vive. Per esplorare e condividere i fondamenti educativi immaginando il futuro, e’ stato scelto il mito di Sisifo. Basandoci sulla reinterpretazione di Camus ci domandiamo come si possa immaginare Sisifo, l’uomo che si prese gioco degli dei, felice mentre trasporta per l’eternità il suo assurdo masso.
L’idea è di costruire questa grande pietra evocando i fardelli personali e collettivi che ognuno porta con sè su e giù per la montagna, ricominciando ogni volta daccapo.
A questo proposito nel mese di settembre i giovani e gli adulti sono invitati a riflettere su se stessi e sui loro pesi più grandi, su come raffigurarli e come trascinarli per le strade al seguito della Preta ch’ cammina. Contemporaneamente, per emanciparsi dall’esistenzialismo esasperato della metafora, i ragazzi si confrontano sulla componente salvifica dell’assurdo di Sisifo, così facendo essi sono poi spinti a sognarsi come oggi non sono, passando quindi dal fardello al sogno.

 

La Azioni si sono svolte secondo il seguente calendario:

Lunedì 18/09
ore 15.00 – 18.00 Cortile Casa Mia Emilio Nitti - Laboratori
ore 18.30 – 19.30 Riunione educatori

Martedì 19/09
ore 15.30 – 18.30 Casa del Popolo – Prove Piece Teatrale

Mercoledì 20/09
ore 15.00 – 18.00 Cortile Casa Mia Emilio Nitti - Laboratori

Giovedì 21/09
ore 15.30 – 18.30 Casa del Popolo – Prove Piece Teatrale
ore 15.00 – 18.00 Cortile Casa Mia Emilio Nitti – Laboratori

Venerdì 22/09
ore 15.00 – 18.00 Cortile Casa Mia Emilio Nitti - Laboratori

Lunedì 25/09
ore 9.00 – 14.00 Focus Group nelle varie scuole per raccontare il mito e raccogliere prime impressioni dei giovani (lavoro preparatorio per i laboratori a scuola del 26 e 27 settembre) – coinvolgere max 3 classi per scuola (preferibilmente quelle che faranno E-VAI questo anno)
ore 15.30 – 18.30 Casa del Popolo – Prove Piece Teatrale
ore 15.00 – 18.30 Cortile Casa Mia Emilio Nitti – Laboratori

Martedì 26/09
ore 9.00 – 11.00 A’ Preta cammina da Casa Mia Emilio Nitti alla Scuola Marino- Santa Rosa (plesso Lotto O) raccoglie i fardelli e viene trasportata alla Scuola Aldo Moro
ore 11.30 – 13.30 A Preta arriva alla Scuola Aldo Moro (al momento non sappiamo ancora in quale plesso) raccoglie i fardelli e viene trasportata alla Scuola Vittorino da Feltre dove stazionerà una notte.
ore 15.30 – 18.30 Casa del Popolo - Prove Piece Teatrale

Mercoledì 27/09
ore 9.00 – 10.30 A’ Preta raccoglie i fardelli alla Scuola Vittorino da Feltre e cammina fino al Liceo Don Milani.
ore 11.00 – 13.00 A Preta raccoglie i fardelli dell’IPSEOA Cavalcanti e Liceo Don Milani e stazionerà lì fino al giorno seguente.

Giovedì 28/09
ore 15.00- 19.00
Parata per le strade dei 3 quartieri con “Sisifo Felice: A’ Preta ca’ Cammina”
Concepita come una sfilata festosa e comunitaria, la pietra sarà trascinata dal Parco Troisi al plesso lotto G della Scuola Marino. Lì il corteo sarà accolto da un piccolo rinfresco preparato anche grazie all’aiuto delle mamme: chiuderemo la manifestazione con “A’ PRETA CA’ S’ MANGIA – fardelli commestibili”.
Al termine del percorso spingeremo il masso verso il Ponte sul nulla, che per l’occasione trasformeremo concettualmente nel Ponte dei sogni interrotti e potenziali.
       

 


MITO DI SISIFO

Sisifo discendeva dalla stirpe dei Titani e come il suo antenato Prometeo (colui che pensa prima di agire) era dotato di grande intelligenza che usava spesso per contendere da pari a pari con gli dei: la prima volta aveva smascherato Autolico, ladro matricolato figlio di Mercurio, poi aveva rivelato una delle avventure erotiche di Giove in cambio di una sorgente, poi aveva incatenato la morte ed infine era riuscito a scappare dagli inferi. Per questo suo sottrarsi alla fine, quando finalmente gli dei riescono a portarlo nel regno dei morti, lo condannano a ripetere senza fine una fatica inutile: portare un masso in cima ad un monte per poi vederlo rotolare di nuovo giù e ricominciare.
Il mito di Sisifo è restato a lungo quasi solo nell’espressione ‘fatica di Sisifo’, ma nel 1942, quando ancora il nazismo era padrone dell’Europa, Albert Camus pubblicò “l mito di Sisifo. Saggio sull'assurdo” in cui tra l’altro sosteneva che Sisifo, ai piedi della montagna fosse felice di tornare a spingere il suo masso.
Da poco i Maestri di strada avevano adottato come motto un verso di Danilo Dolci “c’è pure chi insegna senza nascondere né a se né agli altri l’assurdo ch’è nel mondo” quando Nicola Laieta si imbatte nel mito di Sisifo nella versione di Camus. Da allora la pagina in cui Camus descrive la felice fatica di Sisifo fa parte del nostro repertorio poetico.
Successivamente abbiamo incontrato gli artisti di ATI-SUFFIX e con loro abbiamo pensato di costruire il masso di Sisifo insieme ai nostri allievi e di farne il ricettacolo di tutti i pesi che gravano sull’animo dei giovani di periferia. Così a partire dai primi giorni di settembre abbiamo raccontato la storia di Sisifo e abbiamo chiesto: qualcuno dice che Sisifo era felice, vi pare possibile?
Le risposte sono state sorprendenti e ci hanno fatto scoprire nei nostri giovani allievi una combattività inusitata e al tempo stesso che questo mito ha dei punti di contatto con lo sviluppo adolescenziale di cui non ci eravamo resi conto.
Quelli che seguono sono gli appunti raccolti durante gli incontri con due diversi gruppi, montati e raccordati in modo da sembrare più o meno un unico discorso. La seconda parte del lavoro è preparare dei materiali da appiccicare in qualche modo al masso di tre metri di diametro che si sta costruendo insieme agli artisti di ATI-Suffix. Le immagini si riferiscono quindi al lavoro preparatorio che confluirà nel masso.
Si è ribellato agli dei per dimostrare che nessuna forza sta al disopra dell’essere umano. Era lui a sentirsi superiore agli dei e agli altri uomini, dimostra che la forza della mente è più forte della forza bruta. Anche se Sisifo e gli dei fanno le stesse cose e vendetta chiama vendetta.
Però alla fine Sisifo è stato punito dagli stessi che aveva offeso e che avevano potere, così è stato raccontato solo il punto di vista di chi l’ha condannato, non di chi poteva sostenerlo. Sisifo è solo.
Però era felice di essere stato punito, vuol dire che aveva raggiunto il suo scopo, perché ha capito di essere una minaccia degli dei. Vuol dire che ha valore.
Nulla è sbagliato se lo rende felice. Alla fine ha vinto lui perché era felice nonostante tutto; perché era scappato dalla morte due volte e aveva dimostrato di poter superare gli dei! Gli dei si erano accorti che Sisifo era un pericolo e questo non poteva che renderlo felice perché loro lo temevano
E’ felice perché ha capito chi è, sa di essere astuto e ha riconosciuto se stesso. Ha scoperto la sua forza e intelligenza. Sa che può. Che può stare sullo stesso piano degli dei e non è inferiore. Non solo ha capito chi è, ma gli altri lo hanno riconosciuto.
E’ felice perché è stato capace di attirare l’attenzione degli dei: è stato sfidato dagli dei ed ha avuto modo di dimostrare il suo valore. Non proprio felice, ma più soddisfatto perché li ha fatti “andare in freva” (rosicare, rodersi il fegato) . Alla fine ha sfottuto gli dei, li ha fatti accusare una sconfitta. E’ felice per dispetto. Crede di farli accusare ancora di più mostrandosi felice.
Meglio portare un sasso tutta la vita che affrontare la morte, cioè arrendersi
Si sente completo. “Non sono solo esistito” - pensa – “ma ho vissuto una vita piena. Cos’è il peso del masso rispetto al peso della pienezza che ha avuto la mia vita. Il masso gli sembra addirittura leggero. Ha sempre seguito ciò che voleva, ecco perché alla fine è felice.
Magari Sisifo era felice perché nello spingere ogni giorno, ha perfezionato la sua tecnica, scoprendo il modo per agevolarsi nel lavoro, delle scorciatoie magari. Forse non era il solo a spingere un masso: in una montagna accanto alla sua poteva esserci un altro uomo che faticava e sudava come lui che lo avrebbe aiutato a sentirsi meno solo “se si spinge assieme il masso è più leggero …”
La fatica di Sisifo può essere come qualcosa di bello, simile alla stanchezza provata strappando le erbacce al laboratorio Terra Terra, una fatica “fatta con le mie mani” e quindi soddisfacente. Forse con tutta quella fatica diventa più forte, fa esercizio, diventa ancora più robusto.
La fatica nelle faccende domestiche, c’è perché si suda e si fa fatica per qualcosa di imposto, oppure quando fai i disegni sul vetro appannato: è un disegno che dura poco, lo fai lo stesso per il gusto di farlo, così come scrivere sui banchi di scuola, nonostante i rimproveri degli insegnanti.
E se avesse fatto tutto questo per diventare dio? Se stesse pensando a qualche piano? Se pensasse alla vendetta? Anche da morto la sua intelligenza non si ferma e resta viva. Ora ha il tempo per pensare. Ha un’eternità per pensare. Il fardello che lui porta è la sua intelligenza, il suo pensare.
E se la punizione fosse una liberazione? Se questo masso gli permettesse di smettere di fuggire? Dopo tanti anni il masso gli è amico! Meglio spingere il masso, che essere condannato a non fare niente per l’eternità.
Ma l’eternità è tanta… Può bastare il ricordo di una vita felice per tutta l’eternità? I ricordi si dimenticano ma le cose fatte nel mondo restano. Spingere quel masso significa pensare a Corinto… Sisifo ha i suoi ricordi e la forza di spingere quel masso gli è data dai suoi ricordi …

 

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