Reiventare Freire

2 Maggio Università Orientale Napoli

Nel suggestivo scenario dell’aula “mura Greche” dell’Università Orientale di Napoli, si è svolto il seminario su Paolo Freire, pedagogista brasiliano ma soprattutto importante teorico dell'educazione.

All’incontro hanno partecipato:
Paolo Vittoria dell’ università Federico II e collaboratore della associazione Maestri di Strada), con un intervento su Paulo Freire e i movimenti popolari, dall'America Latina a Napoli.
Livia Apa dell’università l'Orientale, con un intervento su Paulo Freire e Amilcar Cabral: La cultura come arma di resistenza.
Cesare Moreno, presidente di Maestri di Strada, con un intervento sull’ Educazione/educazioni

Paulo Freire, oggi ricordato in modo particolare per aver introdotto i concetti di processo/progetto educativo, ha contribuito ad una nuova filosofia dell'educazione. La sua "pedagogia degli oppressi" – che sarebbe interessante leggere insieme a “I dannati della Terra” di Frantz Fanon - pone una forte enfasi sulla necessità di fornire ai popoli nativi un'educazione che sia, al tempo stesso, nuova e moderna, piuttosto che tradizionale, e anticoloniale (cioè, non una semplice estensione della cultura del colonizzatore).
Freire è meglio conosciuto per la sua critica al concetto "bancario" dell'educazione, in cui lo studente era visto come un conto vuoto che dev'essere riempito dal docente (educazione depositaria).
Ben più radicale, tuttavia, è la critica di Freire a vedere come oppositiva la relazione docente-studente; ciò che Freire suggerisce è una profonda reciprocità che ed una circolarità del sapere: cioè anche l'insegnante impara e lo studente insegna, la classe quindi si configura come luogo di relazioni circolari.

Paolo Vittoria ha presentato Cesare Moreno come il Paolo Freire Italiano, anche se Cesare sin da subito dice che Freire lo conosce ben poco e che molto spesso gli è capitato di sentirsi dire da altri che probabilmente nei suoi metodi si è ispirato a Freire, ma lui sottolinea che non è così.
Da quando gli è capitato di sentirsi dire ciò, ha cominciato ad interessarsi a questo pedagogista ed effettivamente si è ritrovato spesso nelle sue formulazioni.
Una prima considerazione va sul fatto che la scrittura del libro di Freire “La pedagogia degli oppressi“, la pubblicazione del libro di Don Milani “lettera a una professoressa” e l’uccisione di Che Guevara avvengono tutte nello stesso anno, il 1967.
In quel tempo c'era un dibattito politico tra 'rivoluzionari' che - detto schematicamente - concerneva se le condizioni per la rivoluzione derivassero dalla congiuntura economica e quindi dalle condizioni oggettive, o derivassero dalla maturazione delle coscienze e quindi dalle condizioni soggettive. Va da se quindi che grande importanza ha - sia in politica sia nell'incontro con le nuove generazioni - il tema dell'educazione intesa come modo di andare oltre le condizioni esistenti.
Anche rivoluzionari armati come Guevara avevano un’idea simile: che le azioni armate potessero essere ‘educative’ e potessero indurre una presa di coscienza più vasta. Le cose sono andate diversamente e questo deve essere motivo di ulteriore riflessione per distinguere nettamente tra l’educazione che propone un cambiamento psichico che vada oltre le condizioni esistenti ed i copioni già scritti, ed un cambiamento dello stato di cose esistenti che per molto tempo (dalla rivoluzione francese in poi) è stato ritenuto potesse avvenire solo in modo violento.

Il pensiero di Freire e di Don Milani, a cui potremmo associare anche quello di Danilo Dolci, si è concentrato sugli interlocutori – non destinatari o utenti o studenti, ma comprimari in un dialogo - sulle loro esperienze e su come da esse sia possibile elaborare le emozioni; un pensiero che potremmo definire “libero” piuttosto che rivoluzionario, un pensiero autentico, legato alle proprie radici e che preso coscienza del proprio disagio ed insieme a questo si è messo in grado di entrare in contatto con quello degli altri.
Ed è proprio a questa presa di coscienza profonda che è legato il nostro concetto di educazione, e di cura educativa. Non ci sono tante educazioni…ce ne è una sola e senza aggettivi: educazione basata sul presente e su come vivere le difficoltà del presente, cambiando il modo di vederlo, passando da un ruolo passivo di fronte alla soverchiante forza delle cose ad un ruolo attivo. Anche per questo ci piace il mito di Sisifo come descritto da Camus: immaginiamo Sisifo Felice, soddisfatto di spingere il suo sasso perché in questo modo sfida gli Dei.
L’educazione oggi non è l’ancella di una qualsivoglia rivoluzione, di parti politiche che aspirano alla gestione del potere, ma è politica nel senso civico di questo termine, in quel senso dato da Don Milani: ”l’arte di uscire insieme dalle difficoltà”. Noi promuoviamo la sovranità di ciascuno perché si sottragga ai copioni già scritti e stabilisca legami umani: la base di ogni civismo. Questo è il cambiamento necessario di sé, fare in modo che, in un mondo che non ci piace, ciascuno riesca a recitare la propria parte che non è già scritta: questa è la libertà.

Maestri di Strada cerca di ancorare la crescita culturale all’esperienza umana totale, alle “parole generatrici” diceva Freire, parole semplici che riassumono la forza di un’esperienza umana originaria. Senza le emozioni, il pensiero che nasce nella coscienza di ognuno di noi, diventa vuoto. Educare in modo rivoluzionario – ma come vi ho detto questo aggettivo non si addice all’educazione - non è capovolgere il potere, nè combattere questo o quel partito: politica è creare nuovi legami tra le persone, a non avere timore reverenziale del potere, emanciparsi da quel senso di inferiorità che si apprende quando si subiscono le prepotenze del potere.
Questo libera i sogni, fa in modo che i giovani non si lascino irreggimentare da un mondo adulto che li concepisce solo come esecutori dei loro progetti o dei loro ordini.
Tutto questo può anche contribuire a rendere migliore o tollerabile il nostro mondo, può contribuire a mitigare gli effetti delle prepotenze e forse può anche contribuire nel lungo periodo al cambiamento del potere. Questo è nei nostri sogni, ma al momento ci accontentiamo di cambiare il nostro modo di stare nel mondo così come è.


(articolo redatto da Antonella Riccardi)
 

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