Storie di....Rosa

...non sempre c'è il lieto fine

La storia che vi raccontiamo oggi non è una di quelle "e vissero felici e contenti", o almeno questo non possiamo ancora saperlo, ma certo non è ciò che avremmo desiderato che accadesse.
Il motto della nostra associazione è: Ciascuno cresce solo se sognato, ed il nostro sogno, per la giovane i cui vi parleremo, era ben altro.

Durante uno dei nostri incontri di multivisione, nel mese di luglio del 2016, la nostra educatrice Antonia Cuccioli, ha espresso l'amarezza per una situazione che stava vivendo e che ha voluto condividere con gli altri. Antonia, con le lacrime agli occhi, ha raccontato la sensaziione di malessere che da un po' di tempo stava accompagnando il suo lavoro: ha la percezione, infatti, che il proprio gruppo tutoriale stia perdendo dei "pezzi", stia andando scemando, che l'accavallarsi di attività stia portando alla disgregazione più che all'affiatamento e alla compattezza, e l'evento che le ha suggerito apertamente tali problematiche è stato l'abbandono di Rosa, una delle ragazze seguite.

Durante la preparazione dello spettacolo teatrale della Lisistrata, il ruolo di protagonista era stato affidato a Rosa, una giovane che era arrivata ai Maestri di Strada iscrivendosi al laboratorio di trucco e di lì a poco si era perfettamente inserita nel Laboratorio di Teatro. "Rosa era una forza della natura sul palco, la si può riconoscere tra mille per la sua risata fragorosa e contagiosa... l’iniziale imbarazzo piano piano andò sciogliendosi e Rosa riuscì a staccarsi dalla sorella alla quale restava sempre avvinghiata, scegliendo un laboratorio in cui impegnarsi e non mancando a nessun appuntamento a teatro; arrivò ad essere la protagonista della Lisistrata, un’emozione grande, forte, una soddisfazione enorme il potersi scoprire brava ed il ricevere applausi dal pubblico, un ‘emozione troppo forte forse e troppo diversa da quelle a cui era abituata."

Eppure questo successo la spaventava; il cambiamento spaventa, migliorarsi ancora di più, specie a questa età especialmente in certi contesti dove i propri copioni di vita sembrano essere già scritti, incisi nella pietra. Il cambiamento di Rosa è stato involutivo, dopo lo spettacolo di dicembre le due sorelle sono andate sempre più allontanandosi e tutto questo era forse troppo strano.

"Ammetto che tutto ciò è stato frustrante e triste, assistere al battere in ritirata, proprio nel momento in cui si stava per accendere qualcosa dentro di loro, stavano riuscendo ad aprirsi molto di più; Rosa doveva completare la sua pratica per un tirocinio con Garanzia Giovani, Francesca doveva impegnarsi per sostenere l’esame di terza media, dopo aver preso accordi con la scuola. 
Tutto ciò le ha viste invece totalmente assorbite dal rapporto coi propri fidanzati con cui trascorrevano ogni pomeriggio, saltando gli appuntamenti ai laboratori e non solo. Leggevo soprattutto negli occhi di Rosa lo spaesamento, il non saper scegliere, il sentirsi in colpa nel dover dire al proprio fidanzato “oggi non ci possiamo vedere, ho teatro”.

Successivamente più volte siamo andate a trovare le ragazze a casa, per far sentir loro il nostro affetto, per comunicargli che tutto il gruppo le stava aspettando, per dir loro che sentivamo la loro mancanza, le nostre visite le rendevano felici, ma non ce l’hanno fatta, sono state riassorbite dalla spirale di sfasterio, dalle mattinate infinite fatte di niente, dai piatti da lavare dopo pranzo, dal dover badare al fratellino più piccolo, dalle quotidiane visite a casa dei propri fidanzati".

Le abbiamo perse....il ruolo di Lisistrata è stato affidata ad un' altra giovane e nessuna delle 2 è tornata più ai nostri laboratori.

A distanza di tempo ed anche grazie alla condivisione con gli altri educatori, Antonia ha ammesso di aver accettato più facilmente, seppur amaramente, l’epilogo ed il limite con cui questo tipo di storia l' ha messa in contatto; ne conosce i meccanismi, le diversevariabili in gioco, non sente l’abbandono (anche se spera sia sempre provvisorio) di Francesca e Rosa come un qualcosa da attribuire ad una superficialità nel nostro intervento, una mancanza di cura, il sintomo di un “non aver fatto abbastanza”; ci sono stati numerosi tentativi di riagganciarle e ad oggi ciò non è stato possibile: "ciò che mi rassicura è la certezza di continuare ad averle nella mente e continuare a mantenere un contatto con loro, stando sul territorio".

Abbiamo saputo che Federica ha lasciato la scuola e non ha preso la licenza di terza media; Rosa ha da poco avuto un bambino... a soli 17 anni.

 

 

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