Diatriba forense? Ma mi faccia il favore!

Scontro tra De Magistris e Saviano

È uno scontro durissimo quello tra il sindaco e lo scrittore. Un botta e risposta che inaugura un nuovo anno di discussioni che crea fazioni tra “savianesi” e “magistriani”. Qui il resoconto dell'accaduto.

In questa diatriba non ci collochiamo dalla parte di nessuno e ciò non vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia, perché sappiamo bene che questo modo di discutere fa solo venire fuori il peggio da entrambe le parti. Lasciamo dunque ad altri i giudizi, noi viviamo la nostra città
 

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"Ringrazio chi mi ha citato come esempio positivo. E’ chiaro che conosce soprattutto i maestri di strada e gli amici della Sanità, ma io aggiungo che ci sono decine o anche centinaia di organizzazioni piccole e grandi che fanno cose simili ai maestri di strada.
Non avevo letto un rigo sulla questione fino a stamattina perché di solito ho una certa nausea per questo modo di discutere. Non nascondo la testa sotto la sabbia, ma so già che questo modo di discutere fa venire fuori il peggio ed infatti in alcune decine di commenti che ho letto vedo soprattutto il bisogno di schierarsi di fare fronte comune da una parte o dall’altra e prediche veementi contro chi non vuole far parte di questo modo di confronto.
Io vivo ogni giorno una realtà in cui c’è tutto ed il contrario di tutto ed attraverso un centinaio di volte al giorno la frontiera tra l’infimo e il sublime, tra legalità ed illegalità, tra poteri imbelli e poteri forti, tra democrazia vera e democrazia ‘aggressiva’, tra partecipazione autentica e sudditanza plaudente. Io non so se il pane ‘cafone’ che mangio, se la provola mia preferita, se il caffè che bevo non includa un pizzo, non so se arrivi sulla mia tavola una goccia di quel sangue sparso sulle strade. Ho visto, il giorno dopo Santa Lucia al Teatro Trianon, alcune centinaia di persone di ‘Un popolo in cammino’. Sembrava una delle tante conferenze anti camorra, con ‘intellettuali’ che frequentano solo queste cerimonie (fanno bene, solo che io sto sempre in altri luoghi) invece erano tutti o quasi tutti parenti ed amici di ‘innocenti’ morti ammazzati per sbaglio. Eravamo a cento metri dal luogo di questa sparatoria. Il giorno dopo la sparatoria eravamo con decine di bambini a distribuire simbolici doni ai bambini che hanno frequentato le attività volontarie alla ludoteca Annalisa Durante, adolescente uccisa esattamente nello stesso modo e nello stesso luogo e con gli stessi protagonisti del giorno prima.
In tutte queste iniziative c’è un ruolo di parenti ed amici delle vittime, ci sono persone del quartiere che vorrebbero vivere in pace, ci sono assessori attivi, c’è stata una presenza attiva e non solo ‘mediatica’ del sindaco (di queste cose ci sono stati ordinari comunicati stampa, non gridati e quindi di fatto inosservati).
Mentre erano in corso queste attività respiravano la stessa aria ignorandosi altre realtà: fuori della ludoteca si aggiravano bambini ROM che avevano gli occhi pieni di desiderio come ogni bambino per i doni luccicanti ed insieme lo sguardo attento di chi già pratica l’accattonaggio (è un termine ‘tecnico’ che parla dell’umiliazione di chi volontariamente o meno vive nutrendosi delle briciole che cascano dai piatti pieni o facendo leva sui sensi di colpa di chi vive nell’agio più o meno forte).
All’esterno del Trianon c’erano auto in sosta di intralcio quanto basta, occupazioni abusive di suolo pubblico da parte di ambulanti, occupazioni abusive di suolo da parte di esposizioni di negozianti stanziali, circolazione in abbondanza di merci contraffatte. Marciapiedi puliti davanti al Duomo, marciapiedi distrutti dal deposito di rifiuti fuori cassonetto da parte di botteghe e pubblici esercizi che distano cento metri dal Duomo e da Forcella.


Che cosa è vero? Che cosa è la verità? Chi racconta la verità?
Sono trenta anni che sto cercando di imparare a fare l’educatore e non credo di esserci ancora riuscito, ma qualcosa comincio a vedere. La verità che interessa a me non è quella che si stabilisce attraverso una disputa forense: accumulo di argomenti a favore, e di argomenti contro e uno che fa da giudice; non è quella che si stabilisce con il metodo sperimentale: accumulare evidenze sperimentali e creare costrutti mentali che spiegano l’esperimento. La verità è la fragilità ed il dolore della persona di fronte all’assurdo ch’è nel mondo.
C’è un assurdo cosmico che è l’esistenza casuale, breve e precaria dell’uomo nel cosmo, quello di cui parlava Leopardi e già questo basterebbe; ma c’è un assurdo umano che è la fragilità delle istituzioni psichiche e sociali che fondano la convivenza civile. Vediamo ogni giorno quanto sia fragile, spesso imbelle ed impotente la democrazia politica; vediamo ogni giorno –attraverso esplosioni di follia sanguinaria - quanto sia fragile l’apparato razionale con il quale cerchiamo di tenere a bada le nostre paure; vediamo quanto sia fragile la convivenza civile lacerata ogni giorno da scoppi di violenza della più diversa provenienza. Vediamo quanto sia fragile la coscienza individuale di ciascuno non appena si trova in circostanze che eccedono la sua capacità di contenerle. Vediamo dolorosamente ogni giorno che la banalità del male è sempre attiva, che danni enormi vengono fatti da centinaia di persone ognuna delle quali assolve fedelmente, onestamente ma ciecamente ai piccoli doveri che gli sono assegnati da una macchina cieca.
E infine io vedo un sabba di folli che immaginano di poter ridurre tutto questo in uno schieramento politico occasionale, che immaginano di poter raccontare in poche battute una città – che è una frazione del villaggio globale e non è più una città a sé come forse è stato vero per secoli – che non si è mai fatta raccontare da nessuno. Ma mi faccia il favore…. Avrebbe detto Totò.
A noi l’unica cosa che manca davvero è una grande risata" 

Cesare Moreno

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