Il primo attrezzo del docente è il docente stesso: consigli per tenerlo in buona salute

Incontro a Senigallia 5 dicembre 2017

Il docente, voglia o non voglia, impegna nel lavoro educativo tutta la sua persona

Se il docente è stressato, demotivato, sfiduciato, tartassato lavora male produce risultati affini al suo stato.

Curare il benessere del docente è un compito professionale come quello dell’artigiano che tiene affilati i ferri del mestiere.

Chi cura i docenti?

Nessuno se non lo fanno loro stessi.

La nostra domanda è se questo è possibile ed a quali condizioni.

La ricetta dei Maestri di Strada che non ci stancheremo mai di ripetere è: istituire e curare l’esistenza di gruppi per lo sviluppo del pensiero riflessivo

Il senso di un gruppo di pensiero è innanzi tutto quello di ri-significare le situazioni vissute, di elaborare le emozioni che esse hanno provocato: timore, ansia, rabbia, smarrimento, frustrazione …. Perché riconosciamo che un lavoro relazionale non è governato dalla pura razionalità ma da tutto ciò che entra nelle relazioni interumane.

Ri-signficare significa trovare un senso agli accadimenti, non limitarsi alla fenomenologia in cui ogni comportamento ha un significato statico ed una risposta standard, ma capire ciò che muove le persone. Significa che le giovani persone con cui interagiamo non sono eguali e non siamo eguali noi ed abbiamo bisogno di un continuo lavoro di ri-significazione per cogliere l’unicità di ciascuno e l’unicità del nostro rapporto con loro.

Questo è il lavoro base che noi chiamiamo “multivisione” quando nel gruppo si introducono diverse professionalità tra cui quella specifica di un uno psicologo e di un pedagogista specializzati nella conduzione di gruppi professionali che operano attraverso le relazioni. Questa riflessività multipla, che proviene da vertici osservativi diversi diventa la fonte di apprendimento per una nuova professionalità complessa in grado di operare in un ambiente complesso in continua trasformazione.

Attraverso il gruppo si sviluppa un pensiero ‘insaturo’ o poroso , ossia configurazioni mentali provvisorie aperte al cambiamento e ad accogliere nuovi punti di vista. I gruppi di pensiero sono realmente aperti, ossia non c’è mai una conclusione ‘sintetica’ ma sempre e solo un riannodare i fili per costruire una narrazione professionale sempre nuova.

In questo modo attraverso il gruppo si producono idee nuove, si catturano pensieri che vagano nell’aria senza che siano stati prodotti da una singola persona, si affrontano i timori che impediscono l’apprendimento professionale: il timore di sbagliare, quello di essere inadeguati, quello di poter ‘far male’ ai nostri interlocutori, il senso di scoramento che deriva dall’essere a costante contatto con forme di degrado umano e sociale.

In questo modo noi esercitiamo l’autorità, ci rendiamo responsabili di fronte a noi stessi e difronte agli interlocutori e facciamo crescere noi stessi e gli altri, siamo quindi autori e possiamo avere un’immagine positiva dell’autorità e quindi esercitarla con i nostri interlocutori. Questo ci consente anche di rivisitare le regole e istituirne di nuove avendo come criterio generatore quello che le regole devono sostenere l’azione e la crescita piuttosto che limitarle. Spesso i docenti hanno un bisogno ossessivo di regole limitanti perché questo placa ansie e timori. Uno degli effetti importanti del lavoro riflessivo è invece la produzione di regole che aiutano a crescere e a star bene.
 

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