Antimafia perché. Antimafia come?

Anche quest'anno il Dipartimento di Scienze politiche e sociali ha organizzato, dal 12 al 16 settembre, la Summer School in Organized Crime.
Tema di questa sesta edizione :"Antimafia perché. Antimafia come". Un argomento che ha mosso negli ultimi tempi passioni e polimiche in televisione, sulla stampa e sui libri, è stato dunque affrontato in un quadro scientifico e critico. E di nuovo sensibilità civile e spirito critico cercano di fondersi in questo appuntamento di fine estate, luogo ormai tradizionale di incontro di studiosi, amministratori, magistrati, giornalisti, professionisti ed esponenti della cittadinanza attiva.
Il progetto come sempre è stato articolato in dieci sessioni di mezza giornata: dalla storia del movimento antimafia al ruolo della magistratura, dal movimento delle donne a quello delle scuole o dei familiari, dalle forme degenerative dei ruoli "antimafia " ai linguaggi televisivi con cui il fenomeno viene affrontato, ai rapporti (mai lineari) tra società e istituzioni.

La lotta è un rapporto sociale fondamentale: in un duello, l'azione di ciascun duellante è orientata all'azione dell'altro. L'orientamento reciproco dei comportamenti è anche più necessario in questo caso che nel caso dell'accordo, perché la posta in gioco è la vita stessa dei duellanti. Il rapporto sociale della lotta si definisce per la volontà dei soggetti agenti di imporre la propria volontà nonostante la resistenza dell'altro. Quando la lotta non comporta l'impiego della forza fisica, la chiamiamo concorrenza. Quando la posta in gioco è l'esistenza stessa, la si chiamerà selezione".

Il 14 Settembre c’è stato l’intervento di Cesare Moreno sui giovani e sull’educazione alla legalità, dove è stato affrontato il tema della dispersione scolastica a Napoli e la consequenziale lotta alla camorra.


Cose note da tenere a mente:
 la camorra è un sistema criminale di accumulazione primitiva. Produce capitale per mezzo di crimini.
 La base sociale del sistema camorristico sono centinaia di migliaia di persone che vivono ai margini del consorzio civile, non ne condividono i benefici, non vivono sistemi di relazioni basati sul confronto, sulla solidarietà sull’amicizia. Il principio organizzatore del potere camorristico è il dominio di tipo feudale: ogni uomo è di un altro uomo. La base psichica del sistema criminale è il potere di dare la morte. E' di vivere in costante presenza del pericolo di morte. Connesso al potere di morte è un profondo odio di sé, l’assenza di mediazione tra emozioni primitive e un pensiero verbale complesso. La razionalità criminale non si plasma sul lavoro riflessivo quanto piuttosto sul ‘pensiero di sciame’, ossia su quei comportamenti che rinforzati dalla ripetizione imitativa si dimostrano efficaci.
 La base psichica della sudditanza al sistema criminale è l’assenza di fiducia nei propri mezzi psichici ed intellettuali; è l’incapacità a sviluppare un pensiero strategico; l’impossibilità di sognare e desiderare.

Altre cose piuttosto ovvie:

a monte del fascista militante c’è la personalità autoritaria che accomuna anche tanti che si dichiarano non-fascisti.
 A monte del criminale attivo c’è la personalità criminale che è una variante della personalità autoritaria. Alla personalità autoritaria – etnocentrica, sessista, rabbiosa – la personalità criminale aggiunge la mentalità predatoria, l’illegalità sistematica, la confidenza con la morte.
 Una questione particolarmente importante nello sviluppo della personalità criminale è il rapporto con il simbolico e con la parola in particolare. Il criminale vive una realtà anomica che sarebbe intollerabile se non disponesse di una narrazione del mondo in cui ci sia posto per lui. Di questa narrazione è parte integrante un’attenzione spasmodica ai difetti e alle fragilità della democrazia, una ricerca costante di alleanze “con la parte peggiore delle persone migliori”. Nella rappresentazione del mondo dei criminali, la vita civile è solo una finzione dietro la quale si nasconde una realtà di corruzione, di violenza, di accaparramento che differisce dalla vita criminale solo per la capacità di finzione. Inoltre ha grande importanza anche il ‘riconoscimento’ da parte della società civile, un riconoscimento che è contenuto nelle pagine dei quotidiani, nei libri, nelle fiction che di fatto alimentano i miti fondatori dei criminali molto di più di quanto essi stessi siano in grado di produrre. I miti fondatori hanno una grande importanza per la coesione interna e per il sostegno psicologico a individui che vivono costantemente nel pericolo ed una situazione anomica rispetto al contesto.

Il brodo di coltura della personalità criminale è una situazione di emarginazione:

Il brodo di coltura della personalità criminale è una situazione di emarginazione economica, sociale e culturale in cui ci sono vaste zone di tolleranza verso l’illegalità ‘a bassa intensità’, dove i diritti civili non hanno corso, dove la presenza dello Stato resta una presenza imposta, dove tutti i servizi invece di avere una qualità modello rispetto agli standard di vita hanno una qualità degradata: la qualità degli edifici pubblici, la manutenzione delle strade, la presenza di forze dell’ordine, la qualità delle scuole, la continuità dei docenti e dei dirigenti, tutto è adeguato al contesto al disotto degli standard locali e difficilmente superiore. Nel 1983 quando ho cominciato ad insegnare ho fatto una statistica su queste cose basandomi sui dati CENSIS e la situazione è così riassunta: iI grafici a torte dimostrano in modo chiaro che dove le condizioni socio-ambientali sono peggiori è peggiore anche la qualità delle scuole. A distanza di 30 anni la situazione è sostanzialmente immutata. Non ci sono più doppi turni, ma la fatiscenza delle strutture è la regola, la precarietà di docenti e dirigenti anche e c’è una diminuzione complessiva delle risorse. Negli ultimi dieci anni i NEET in Campania sono passati dal 27 al 32%!
Quartieri di deportati: ... i cinque anni successivi alla deportazione sono stati, nel Lotto O, anni da far west: una sequela ininterrotta di risse e conflitti, prima di arrivare a una qualche forma di equilibrio. Così una popolazione ferita e abbandonata a se stessa elaborava il lutto della separazione dalla propria casa, dal proprio tessuto di relazioni sociali.
Contemporaneamente costruiva la propria nuova identità con i connotati del ghetto, a cominciare dai nomi con i quali battezzava il proprio spazio di vita collettiva. Inutile dire che niente è stato fatto dai responsabili politici di tanto sfacelo, per integrare queste famiglie, che sono state semplicemente messe a carico delle poche, disperate, assistenti sociali.

IL GHETTO:
«Coloro che sono costretti a vivere in un ghetto e a cui l’esperienza quotidiana ribadisce che nella società non vi è praticamente alcun luogo che tributa loro rispetto o che accorda loro un’ordinaria dignità e cortesia, normalmente usa con tutti gli altri, cominciano – come logica conseguenza – a dubitare del proprio valore. Poiché ogni essere umano per trovare indizi che gli permettano di comprendere come considerarsi e valutarsi dipende dalla somma delle proprie esperienze con gli altri, è ovvio che dei bambini, vedendosi continuamente respinti, comincino a chiedersi se davvero le loro famiglie, il loro gruppo ed essi stessi meritino il disprezzo della società. Questi dubbi sono i germi di un pernicioso odio di sé».


Camorra e abbandono scolastico: Il rapporto tra camorra e dispersione è illustrato da questa immagine.

Non condivido l’immagine di una camorra in grado di prevedere e pianificare il male. Penso invece che continuiamo a farle dei regali: basta spalancare la bocca e il salmone inscritto nel suo immutabile destino salta in bocca. Vorremmo che le giovani persone di periferia potessero desiderare un destino diverso da quello prestabilito. Tanto basta a non finire in bocca ai camorristi.

I dispersi e la criminalità:
… onnipotenza di chi è capace di giocare con la vita e con la morte “con piacere, a cuor leggero e con l’animo tranquillo, ogni giorno e ogni ora”. Senza limiti di nessun genere. (Varlam Salamov).
La diffidenza e il disprezzo verso chi vive usando le armi del sapere sono ancora oggi un connotato distintivo del mondo criminale… 

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