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Dolorosa, lacrimosa

Stabat Mater dolorósa / iuxta crucem lacrimósa, / dum pendébat Fílius.


Dolorosa e lacrimosa ieri la nostra stanza,
stanza senza più pareti,
la terra brulicante di vita e di dolore
entrata come una frana liquida
Renata è stata risucchiata:
ci aveva dato appuntamento.
Teneva la scena in modo straordinario.
Ora non la vedo più.
Carmine e Stefano hanno violato il patto
il giorno dopo,
il giorno dopo un mese di passione.
E il padre manda a dire: state lontano dai maestri.

Ci sono i nuovi giovani e ci pare di perdere i vecchi.
Guardiamo i vecchi allievi e ci pare di non vedere i nuovi.

Non stiamo pensando.
Non riusciamo a pensare.
Non possiamo pensare.

Infandum dolorem
C’è un pensiero che fluttua nell’aria:
sta cercando una mente che lo accolga,
un fantasma alla ricerca di un corpo che non ha mai avuto.

Esiste una macchina capace di risucchiare questo fantasma?
C’è un dispositivo?
Qualcuno di voi ha un dispositivo?

Dispositivo, disporre.

Disponiamo i fatti in fila:
Un disastro, una disperazione.
I fatti in fila dicono nero.
Non c’è scampo, avevamo perso prima ancora di cominciare.

Sisifo mi aiuta
Camus mi ha ordinato di
Vederlo felice ai piedi della salita
Subito dopo essere stato investito dal macigno che ritorna

Ricomincia
Eccolo che ricomincia

Sisifo non ha un dispositivo
Non dispone di nulla
Vuole solo spingere

Pousser: un bel verbo per crescere, significa anche spingere
Un filo d’erba, un tenero filo d’erba
A primavera spacca l’asfalto
Spinge e non sa di spingere perché sa solo spingere.

Ismaele, prima nella Bibbia, poi in Moby Dick dice:
e io sono scampato a raccontarvelo.

Ismaele, tu non esisti, sei l’invenzione di uno
Che voleva sfuggire alla morte
Che voleva sopravvivere al deserto
Che ha trovato il modo di acchiappare il suo fantasma

Se riesci a raccontare sei ancora vivo

Questa stanza non ha pareti
Viene trapassata dall’onda di fango in piena
Come faremo a tenere
Come si fa a chiudere le finestre quando sono crollate le pareti?

Infandum, regina, iubes renovare dolorem. Tu regina mi chiedi di rinnovare un dolore indicibile

Quando il dolore è troppo grande
serve un endecasillabo.
Il dolore confinato in undici sillabe.
Preso a piccole dosi.
Verso dopo verso,
Il dolore che non si può dire, viene detto

Il papà di Elena sta scappando dalla città in fiamme.
La madre di Dario grida in strada che sta morendo.
Anna è stata raggiunta di nuovo dal buio della depressione.
Adele ha cominciato il suo lavoro di attrice.
Le amiche gioiscono .E sono tristi perché lei parte

Soltanto l’uomo sa andare al di la del vedere e del sapere,
poiché egli soltanto sa piangere … solo lui , l’uomo,
sa vedere questo: che le lacrime – e non la vista –
sono l’essenza dell’occhio.
(Jaques Derrida)

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. » (Blade Runner)

E’ tempo di resa quando quello che vedi e senti si perde.
E’ tempo di resa quando la tua fatica non è vista.
E’ tempo di resa quando troppe lacrime scorrono dal cielo.

Ma per noi quel tempo non è arrivato perché siamo qui
Perché stiamo cercando una parola che ci consenta di intrappolare il dolore.


“Quanto fu saggia la Natura a destinare così al pianto e alla vista gli stessi occhi! …. Aprite dunque, occhi miei, la vostra doppia chiusa ed esercitate così il vostro nobile officio; poiché altri possono ugualmente vedere o dormire, ma solo gli occhi umani possono piangere. Così lasciate che i vostri torrenti trabocchino dalle vostre fonti, che l’occhio e la lacrima siano la medesima cosa e ciascuno porti la differenza dell’altro: questi occhi che piangono, queste lacrime che vedono.” (Andrew Marvell per John Milton autore del Il paradiso Perduto)


 

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