Che cosa è un gruppo riflessivo

Sabato 9 aprile c'è stato il primo incontro a Forcella nello “Spazio di Pensiero”, con l'obiettivo di portare avanti il progetto PRIUS per ridare vita alla ludoteca "Annalisa Durante", incontro in cui ho cercato di riassumere nel modo più sintetico il senso di questo e dei prossimi appuntamenti.                                                                                                                                  Queste più o meno le cose dette.


Il cuore della metodologia dei Maestri di Strada è il “gruppo riflessivo” che qualche volta chiamiamo anche “gruppo di pensiero”.
Secondo il punto di vista che adottiamo e che deriva da una lunga evoluzione storica da ‘antenati’ lontani nel tempo, il pensiero deve poter accadere, ossia esistono delle condizioni psichiche e relazionali che lo rendono possibile. Ad esempio “un animo troppo oppresso dal dolore” ha difficoltà ad agire il pensiero; ad esempio una organizzazione governata da un sovrano assoluto non favorisce il pensiero ma la rabbia e il rancore.
Le cattive condizioni relazionali e psichiche impediscono di apprendere dall’esperienza, impediscono quei movimenti di pensiero che servono a ‘farsi una ragione’ per ciò che accade, e soprattutto a ‘farsi una ragione ‘ per le sconfitte, per le frustrazioni, per le contrarietà.
Sto semplificando molto, ma alla fine questa è la condizione di tantissimi adolescenti e giovani che a scuola “non hanno voglia di imparare”.
La cosa interessante è che questa difficoltà a riflettere e ad apprendere dall’esperienza appartiene a noi tutti, perché capita sempre l’occasione in cui non abbiamo spazio per pensare e questo accade soprattutto quando ci troviamo di fronte al dolore dell’altro, all’ingiustizia, all’impotenza di fronte a chi esercita un potere gerarchico. La nostra difficoltà a sostenere i giovani deriva in gran parte dal fatto che anche noi abbiamo difficoltà a essere “presenti a noi stessi” quando la situazione è difficile.
Gli educatori – di tutte le specie: insegnanti, educatori, formatori, tutor etc… - sono esposti al rischio del “non pensiero” più di ogni altra categoria professionale perché hanno a che fare minuto dopo minuto con il mistero costituito dall’altro essere umano e dai processi psichici che lo coinvolgono e sono esposti ad una organizzazione gerarchica che pretende di governare la loro mente governando le loro prestazioni (l’orario, le classi in cui deve andare, le carte da compilare, le firme da apporre, le riunioni a cui partecipare etc..)
Dunque la riflessione di cui parliamo è l’espressione di una funzione vitale essenziale dell’essere uomini: la capacità di usare la propria mente per stare al mondo nel migliore dei modi, per apprendere dall’esperienza, per crescere attraverso le relazioni. Per ‘contenere’ noi stessi, ossia per governare la relazione tra la complessità della psiche e quella del mondo, per stabilire un confine – per quanto mobile e mutevole – tra il sé e ciò che accade. Senza capacità di contenimento c’è una invasione incontrollata di “non pensieri”: paure, timori, interdetti, divieti, odi, rancori e quant’altro ‘fissa’ la mente impedendone i movimenti. I gruppi di riflessione si dispongono in cerchio perché intendono ‘intrappolare’ il pensiero in quel cerchio, perché a ciascun membro tocca il compito di mettere al centro le preoccupazioni ed i desideri e insieme agli altri trovare un filo, un senso, una ragione a ciò che accade.
I gruppi riflessivi non consistono nel mettere a confronto i puri pensieri, le “opinioni” prodotte come automatismo da poteri ed interessi, ma nello stabilire connessioni tra l’esperienza emozionale della vita e il pensiero discorsivo che è decisivo per governare il nostro essere nel mondo. Per tutto questo nei nostri gruppi riflessivi “è vietato” (nulla è vietato in realtà, ma si cerca sempre di negoziare ciò che appare più opportuno ai partecipanti) parlare partendo da affermazioni generali - fedi, ideologie, credo - ma si parte sempre da osservazioni concrete, da narrazioni di eventi e situazioni che non riusciamo a ben contenere, a comprendere,
Tutto questo è la nostra ‘formazione professionale permanente’ è una “pedagogia errante”, che raccoglie risorse strada facendo, e che rende capaci di aiutare i più giovani perché offre loro il sostegno di adulti solidi, capaci di usare il pensiero per affrontare situazioni difficili.  

Cesare Moreno

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