UNIPOP Rende

L’Università Popolare della Libera Età

L’Università Popolare della Libera Età – Auser di Rende (CS) è nata dalla volontà di un gruppo di persone che insieme hanno fondato il Circolo Auser Insieme “Giovanni Donato” Onlus, associazione che opera, senza fini di lucro, per l’autogestione dei servizi e la solidarietà nel settore della promozione sociale.
L’UNIPOP della Libera Età intende offrire il piacere di apprendere in ogni fase della vita, a tutte quelle persone di ogni provenienza e fascia di età che amano la cultura e la conoscenza, che desiderano capire meglio il presente ed orientarsi con maggior consapevolezza nella realtà e nel futuro.
Vuole essere un luogo dove si posso intraprendere percorsi formativi nei vari campi del sapere, riscoprire il valore della memoria e dello scambio tra generi, generazioni, cittadinanze e culture, ritrovare uno spirito partecipativo e solidale nella vita sociale, riscoprire il piacere del benessere del corpo e della mente.
Il giorno 29 Gennaio c'è stata l'inaugurazione della suddetta Università ed all'evento abbiamo partecipato anche noi Maestri di Strada, approfondendo il tema delle esperienze emotive, delle relazioni e dell'apprendimento.
Siamo convinti che l'esistenza delle Università popolari sia molto importanti: infatti possano dare l'opportunità a tutti di "apprendere ancora", mantenendo una mente giovane ed aperta, data l'importanza per i giovani di avere intorno a sè adulti che hanno voglia di farlo e non di adulti che vivono nella convinzione di sapere già abbastanza; non basta avere qualche anno in più per dire di essere più saggio, ne' aver vissuto molte esperienze per saperne più degli altri.
L'esperienza è sicuramente motivo di crescita, ma se non si inserisce in una relazione sociale è fine solo a se stessa e non aiuta nessuno.
Ed ecco allora l'importanza delle emozioni connesse all'apprendimento, della fondamentale importanza del gioco delle relazioni, della condivisione col gruppo e della relazione con gli altri. Le emozioni difatti sono sempre legate alla relazione con il mondo esterno, su ciò che gli altri possono pensare di sè e sulla paura di non essere accettati; sarebbe un grande errore isolare l'apprendimento dalle relazioni.
Siamo convinti che la prima forma di apprendimento per i bambini sono le bugie perchè è nel momento in cui fanno qualcosa che credono sia sbagliata che inventano una storia che possa interlazionarsi con l'adulto, cercando di immaginare il punto di vista dei genitori e dipingere l'accaduto nel modo che secondo loro possa rendere l'evento meno grave.
"Ho paura di fare brutta figura, ho paura di non saper fare le cose come le fanno gli altri e di sentirmi per questo inferiore": Questo è invece ciò che pensano spesso i ragazzi quando a scuola non riescono (o non vogliono riuscire) in determinate attività; è in relazione degli altri che spesso agiamo e che spesso ci si può spaventare.
Senza saperlo, gli adulti che continuano ad apprendere per se stessi possono aiutare anche i giovani; rivisitare le proprie esperienze può aiutare i ragazzi a vivere meglio le loro "prime esperienze" , magari mettendo a confronto ciò che c'è nei libri, ciò che si è studiato con il proprio vissuto. Un adulto che continua ad apprendere è un adulto che sa portare la propria parola dentro gli altri e soprattutto sa ricevere la parola degli altri dentro di sè.
A tal proprosito analizziamo il ruolo del maestro, dell'educatore, dell'insegnante: a lui il compito di far apprendere i giovani, ma lui soprattutto il compito di relazionarsi con gli alunni, di capire e comprendere le loro paure e difficoltà ed andare oltre ciò che è scritto nei libri.
Andrea Canevaro, psicologo e pedagogista, interrogato su un possibile mito fondante per l’educazione di oggi, dice che questo potrebbe essere quello del viandante, come lo si ritrova in molte religioni, nelle storie che si raccontano ai bambini e nella singolare esperienza dei «…. francesi che giravano l'America del nord e venivano chiamati “coureur de bois” … coloro che andavano in giro da soli e a piedi per i boschi … e sapevano che la loro sopravvivenza era legata al fatto che potessero trovare qualcuno con cui fare amicizia …. non c'era l'idea “incontro dei nemici…… umani che sono umani fino ad un certo punto” …. ma devo incontrare qualcuno con cui fare amicizia. … un viandante che non entra in contatto per colonizzare, per fare il padrone ma al contrario … per prendere le misure di un territorio a lui sconosciuto dove poteva incontrare qualcuno che invece conosceva quel territorio.….». (La Mappa e il Territorio - ed. Sellerio; Moreno – Parrello - Iorio)
Chi viaggia con gli occhi fissi su una mappa rischia di non incontrare proprio nessuno e di smarrire non la strada, ma se stesso.
Chi fa un lavoro educativo si muove tra molte mappe e molti territori delle città e dell’animo e alle periferie dell’animo e delle città esistono territori poco esplorati, dai confini incerti e mutevoli.
Ciò di cui realmente abbiamo bisogno non è una grande biblioteca pedagogica, ma abbiamo un grande bisogno di incontrare gli altri, perchè da loro possiamo imparare cose nuove ed interagire con nuovi mondi.
Il compito degli educatori è quello di unire l'apprendimento alle emozioni; i giovani hanno bisogno di sicurezza, di calore, di emozione, da chi può insegnargli ad apprendere tramite l'esperienza e la relazione. Spesso ci sentiamo dire dai maestri che un bambino non fa progressi perchè ha problemi di apprendimento, ma invece il vero problema per chi non apprende è l'assenza di sostegno emotivo, l'assenza di una coperta in cui avvolgersi per il freddo, di un corpo dietro cui nascondersi quando si ha paura, di un seno a cui attaccarsi per la fame o per la sicurezza che trasmette come per i neonati.
Un buon educatore deve innanzitutto capire il perchè ci sono problemi di apprendimento, qual è il processo emotivo che porta un ragazzo ad estraniarsi o ad isolarsi, ad essere aggressivo o "rabbioso" ed offrirgli tutto il proprio sostegno.
Eppure è davvero difficile reagire a tutto ciò e spesso accade che gli insegnanti si presentano in classe dietro una corazza, sotto un' armatura fatta di regole, di comportamenti duri e di brutti voti. Ma dietro ciò si nasconde una sofferenza: la sofferenza di chi non sa come reagire ed interagire con dei giovani a loro volta chiusi. Allora è importante andare a scuola nudi, scendere in campo disarmati, gettare le armi ed interagire con i ragazzi guardandosi negli occhi. Se non si fa ciò si rischia di perdere una battaglia dove gli sconfitti saranno non solo i docenti ma anche i ragazzi; che fare allora? potrebbe essere un'idea diventare dei coureur de boise ed applicare la pedagogia del viandante: in classe, così come nella vita, ci imbatteremo sempre con degli sconosciuti (ma non dei nemici), che vivono vite diverse dalle nostre, in contesti diversi dai nostri e che parlano un linguaggio diverso dal nostro. Apriamoci a nuove amicizie ed impariamo ad apprendere da loro!

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