Sconfini dell'educazione

Quando le periferie dell’animo, delle città e del mondo arrivano in aula

Siamo partiti con il nostro progetto “Sconfini dell’educazione” che coinvolge a livello nazionale alcune scuole nelle città di Roma, Bologna e Napoli.
Il progetto Sconfini dell’educazione è un progetto di ricerca sulla pratica didattica nella scuola.
Il termine sconfini allude al fatto che ciò che interessa sono quelle pratiche che escono fuori -per necessità il più delle volte – dai confini delle routine consolidate.

La ‘situazione sperimentale’ non è niente altro che la scelta di dotarsi di un apparato di rilevazione e riflessione; in parole povere concordare con i docenti quali pratiche osservare e chi le osserva e poi sviluppare un processo di discussione basato sulle osservazioni.

I punti che interessano questa ricerca sono quelli che preoccupano la maggior parte dei docenti, ossia:
1. come sviluppare il proprio lavoro in modo che sia efficace sul piano degli apprendimenti
2. come coinvolgere profondamente gli allievi.


Maestri di Strada che ha promosso questa ricerca aggiunge a questi punti e come punto principale:
3. quali sono i fattori che contribuiscono alla crescita professionale e al ‘benessere professionale’ dei docenti, in quanto il principale “attrezzo” del docente è il docente stesso.

L’attività di ricerca è quindi centrata sui docenti che partecipano a questa volontariamente e hanno il piacere di farlo. Se non ci sono queste condizioni la ricerca si contraddice già in partenza.


Obiettivi e risultati:
1. Costituire una piccola comunità riflessiva nella scuola. Se l’operazione riesce questa comunità potrà permanere nel tempo ed essere un nucleo intorno a cui organizzare altri piccoli gruppi riflessivi
2. Dimostrare che i docenti hanno in mano le carte per il cambiamento educativo, ossia possono gnerare innovazioni efficaci partendo da ciò che fanno e da ciò che sono
3. Esplicitare quali sono i punti critici della professione docente oggi in relazione ai diversi contesti e sperimentare dispositivi pedagogici che si ritengono utili.

I risultati come in ogni ricerca vera saranno nuovi interrogativi e soprattutto interrogativi ben posti.
I risultati che ricerchiamo non sono nuovi costrutti teorici – che sono importanti ma richiedono altre risorse e modi di operare – ma una riflessione su dispositivi pratici utili.

Tutte le proposte e le riflessioni saranno poi proposte in un convegno internazionale che chiuderà l’attività.

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Sconfini dell’Educazione - Quando le periferie dell’animo, delle città e del mondo arrivano in aula.
Ai margini della mente vigile, ai margini della città ben organizzata, ai margini del mondo agiato esistono dolorose realtà: il dolore del giovane disorientato per non sapere o potere progettare il proprio futuro, il dolore degli emarginati per vivere cronicamente condizioni di emarginazione ed illegalità, il dolore dei poveri del mondo per sentirsi esclusi o sfruttati dall’economia globale. In questi territori percorsi da violente emozioni, dove la ragione e la parola sono precarie, e il vivere civile incerto e difficile, scuola ed educazione sono luogo di una possibile differenziazione rispetto al una condizione disperante.
I giovani che pur vivendo nell’agio materiale nutrono una profonda sfiducia sulla propria possibilità di progettare il futuro, i giovani che vivono nelle zone di nuova o cronica emarginazione, i giovani che lasciano i paesi natali a causa di miseria o guerra, hanno in comune la difficoltà ad usare la parola e la ragione per elaborare un dolore esistenziale profondo.

Nelle classi delle nostre scuole incontriamo i fenomeni separatamente e molto spesso mescolati assieme a moltiplicare le difficoltà. Il paradigma pedagogico ereditato dalla scuola di Comenio è centrato sull’insegnamento professorale la cui didattica è aggiornata alle mutate condizioni sociali e culturali mentre resta immutata la centralità delle discipline, della cattedra, dell’aula. Questo paradigma sembra funzionare per coloro che vivono una vita civile, che hanno l’uso della parola, che sono già immersi in una cultura razionale, ma è certamente inefficace, nonostante innumerevoli adattamenti, rispetto a chi per motivi sociali o mentali è fuori da questi contesti. Un paradigma pedagogico che contempli la complessità del lavoro educativo e la pluralità delle professioni educative, che contempli la necessità di dialogare con coloro che non sono già inclusi nella convivenza civile sembra urgente. In questo progetto proponiamo di organizzare esperienze nelle quali la scuola e l’educazione riescono a creare un dialogo possibile, riescono a dare la parola a chi non ce l’ha e riescono a fare della scuola un luogo dove si allentano le maglie della paura e dell’odio. Tutto questo affiancando il lavoro con le giovani persone con un apparato riflessivo necessario a migliorare e diffondere le pratiche.


Approccio innovativo all’educazione: Educazione Basata sulla Comunità


Il progetto intende affrontare i problemi della dispersione scolastica puntando l’attenzione sui problemi di confine, ossia su quelle difficoltà di interazione che riguardano:
1. I diversi modi di operare da parte degli agenti educativi presenti nei diversi territori dell’educazione – scuola, famiglia, socio-educativo, formazione professionale
2. le diverse forme di apprendimento: formale, non formale, informale
3. i diversi contenuti dell’apprendimento: concetti decontestualizzati, competenze in situazione, condivisione della cittadinanza attiva
4. le diverse componenti della crescita personale: la conoscenza razionale, lo sviluppo emozionale, le capacità relazionali e cooperative.
Il progetto propone un approccio integrato alla complessità dei problemi della crescita personale attraverso l’educazione che consente di affrontar insieme problemi relativi all’emarginazione sociale e la mancata inclusione di nuovi italiani, problemi relativi al ritiro sociale connessi al disagio esistenziale presente anche in ambienti socialmente agiati; problemi relativi a condotte eccessivamente conflittuali o asociali.
L’approccio integrato può essere indicato sinteticamente come ‘Educazione basata sulla comunità” che ricalca nelle sue linee generali la Community Based Rehabilitation definita nel 1978 dall’organizzazione mondiale della sanità. In questo approccio hanno rilievo due elementi:
• lo sviluppo di comunità, ossia di un sistema di obbligazioni reciproche che va oltre il concetto di rete e di accordo interprofessionale
• la convivenza di approcci diversi e di figure di mediazione – nel nostro caso genitori sociali ed educatori alla pari – che possono definirsi “professionisti complementari” e garantiscono un flusso continuo di pensiero tra la fluidità del sociale e la stabilità delle istituzioni.
Al centro dell’approccio di Educazione Basata sula Comunità c’è la cura delle relazioni, ossia l’attenzione a quei fattori emozionali e relazionali che impediscono o ostacolano sia la buona collaborazione tra professionisti, sia l’apprendimento delle giovani persone.
Rete tra operatori che operano alle frontiere dell’educazione per sperimentare e diffondere Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale
Il laboratorio integrato per l’Educazione Centrata sulla Comunità
1. unire assieme tutte le componenti della comunità educante in un piccolo gruppo riflessivo che ha l’incarico di un accompagnamento riflessivo sia all’istruzione impartita dalla scuola, all’educazione sociale impartita dagli educatori, al sostegno genitoriale attivato dai genitori, all’apprendimento esperienziale (non formale o informale) attivato nei territori e con particolare attenzione a sviluppare esperienze di alternanza scuola lavoro e/o di orientamento che siano efficaci sia verso la formazione alle professioni sia verso il miglioramento degli apprendimenti disciplinari
2. corredare il gruppo di lavoro riflessivo di un apparato di ricerca e verifica in grado rispondere agli interrogativi posti dal fare educazione in ambienti complessi e difficili
3. confrontabilità tra le esperienze di due città, tra ordini di scuola diversi, tra scuole con interlocutori socialmente molto diversi tra loro.
4. Documentazione accurata dell’intero percorso ai fini della riproducibilità; raccolta di materiali didattici e di studio per la compilazione di e-book in versione beta.
5. Conclusione del lavoro sperimentale in un convegno internazionale in cui convergano altre esperienze educative di confine
Costituzione dell’agente educativo comunitario
Piccole comunità educative
Le piccole comunità educative sono gruppi riflessivi integrati finalizzati a ripensare il progetto educativo in corso d’opera.
La finalità primaria è porsi come strutture complesse in grado di contenere le oscillazioni giovanili, il disagio degli educatori, l’acquisizione delle competenze di base, le difficoltà delle famiglie. Il gruppo di pensiero si costituisce quindi intorno ad una classe in cui siano presenti tutte le problematiche ‘ordinarie’ di una classe, aperta senza discriminazioni o filtri, ai giovani cittadini del territorio.
La piccola comunità ha tre componenti principali: il gruppo riflessivo incaricato di riflettere sulle pratiche educative in corso d’opera; il gruppo operativo incaricato di condurre un’attività laboratoriale in classe nell’ambito delle linee elaborate dal gruppo riflessivo a cui esso stesso partecipa. Il gruppo operativo è di fatto anche un gruppo di sperimentazione e di controllo che fornirà al gruppo riflessivo gli elementi rilevati dall’esperienza per poter rielaborare in modo continuo lo stesso progetto educativo.
Un gruppo di ricerca incaricato di documentare il percorso e di operare interazioni con le teorie che possano supportare il lavoro sul campo.

Allegato al progetto “Sconfini dell’educazione”


Scheda di presentazione della “Scuola di comunità”
Se la scuola è il luogo dove si sviluppa la socializzazione secondaria, la carenza e la povertà di legami primari fa soffrire innanzi tutto la scuola: e questa carenza di legami si fa sentire in modo generalizzato e trasversale rispetto agli ambienti sociali: … di fronte alle relazioni e alle emozioni non c’è condizione sociale che tenga. Ecco perché la proposta del modello educativo basato sulle comunità che delinea una sorta di nuovo paradigma educativo in cui l’organizzazione scolastica si integra con attività socio educative che riguardano condotte personali, speranze, progetti di vita della giovane persona in formazione. Proponiamo non una scuola dell’inclusione sociale o della seconda occasione ma una scuola che attiva la cittadinanza giovanile intesa come finalità strategica della scuola stessa. La scuola comunitaria risponde ad una necessità sociale che va oltre il concetto di riproduzione della società per diventare invece rifondazione della società; in quest’ottica essa diventa luogo di frontiera per eccellenza e quindi realtà che attiva la cittadinanza per le nuove generazioni e non solo per i giovani a rischio di emarginazione.

Allegato al progetto “Sconfini dell’educazione”


Scheda di presentazione dei “genitori sociali”
Tra le figure che il progetto “Sconfini dell’educazione” intende coinvolgere c’è quella del ‘genitore sociale’. Questa figura è stata impiegata per la prima volta nell’ambito del progetto Chance (1998-2009) a Napoli, viene impiegata tuttora nei progetti di lotta alla dispersione scolastica promossi dall’Associazione Maestri di Strada e viene oggi inquadrata come ‘professionista complementare’ con compiti educativi di mediazione.
La funzione specifica svolta dai ‘genitori sociali’ è la mediazione tra ambienti di apprendimento e modalità di apprendimento diversi. Essi infatti essendo partecipi dello stesso ambiente sociale dei giovani allievi condividono con loro un insieme di apprendimenti informali che derivano dall’ambiente di vita. Essi svolgono una funzione paragonabile a quella di un mediatore culturale; inoltre, essendo genitori, partecipano delle difficoltà nelle relazioni intergenerazionali e possono svolgere un ruolo di mediazione anche in questo campo. La condizione per passare da un mero testimone della cultura del territorio a “genitore sociale” è l’attività riflessiva e di studio che rende questi genitori consapevoli di poter esercitare un ruolo di generatività sociale che trae forza da quella biologica, ma va oltre questa per partecipare alla ‘nascita sociale’ delle giovani persone.


Allegato al progetto “Sconfini dell’educazione”


Scheda di presentazione del “Diario educativo”
Il diario educativo è uno spazio narrativo in cui si depositano le esperienze di sviluppo di un gruppo riflessivo attraverso la testimonianza che ne dà il singolo allievo.
E’ quindi anche uno spazio cooperativo in cui i diversi attori della relazione educativa riunti nel Piccola comunità riflessiva, fanno interagire saperi e conoscenze per “sognare ciascuno come oggi non è” ossia per formulare un’ idea strategica circa la crescita della giovane persona. Il diario educativo quindi si avvale dei sistematici apporti delle attività di riflessione promosse tra gli stessi allievi e di una raccolta sistematica di ‘testimonianze’ prodotte allo stesso allievo.
Si tratta quindi anche di produrre in portfolio, strumento semplice ma potente per raccogliere e documentare ciò che ogni studente scopre su se stesso e sul proprio apprendimento nel corso del tempo.
 

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