Ali di farfalla

Charaxes Jasius (farfalla del corbezzolo) 

(Foto di Francesco La Ragione)

Riproduco la lettera inviata ad alcuni amici che mi chiedono come aiutare i maestri di strada

Dicono i meteorologi che un battito d’ali di farfalla a Pechino può provocare un tifone a Maiami. Significa che nel mondo caotico della meteorologia un piccolo evento può essere l’inizio di una catena causale la cui onda d’urto arriva molto lontano.

Nell'universo politico amministrativo dominato dalle 'forze' e da rapporti di forza caotici competere a quel livello significa semplicemente diventar altro da sé; accettare regole di ingaggio che ti cambiano e ti fanno perdere.

I piccoli cambiamenti sono più solidi dei grandi cambiamenti, degli spostamenti di grandi corpi nuvolosi e alla lunga sono loro a sovvertire i grandi corpi.

Nei momenti di emergenza si è fortemente tentati di usare armi pesanti, di fare qualcosa di grosso.

Bisogna fare una grande fatica per tenere i piedi a terra, avere una grande tenacia nel diffondere i piccoli cambiamenti, una grande resistenza per durare nel tempo. Al disotto dei grandi corpi nuvolosi, ignorando gli anticicloni le eteree farfalle – inquinamento permettendo – continuano a battere le loro ali trasparenti e a costruire giochi amorosi nell’aria, e a innescare lontani e ignorati tifoni. Questa estate in un piccolo bosco impiantato in trenta anni con le mie mani, in questa isola di aria pulita in mezzo a campagne sature di pesticidi ho rivisto, dopo anni di assenza, due farfalle del corbezzolo che si cercavano nell’aria. L’ho preso per un buon augurio e spero che scatenino un tifone dove dico io.

(il mio corbezzolo)Cari amici,

ripeto a voi quello che dico ad altri e lo ripeterò individualmente a tutti, che sentire buone parole è una cosa della massima importanza, quando si lavora in una sostanziale solitudine. Certo ci sono i momenti collettivi che ti aiutano, ma ogni giorno e ogni ora sei solo a dover prendere decisioni pesanti, a decidere se mollare o continuare, e sapere che qualcuno ti sostiene, che apprezza quello che fai, serve.

Per fare anche una proposta operativa: io penso che intorno al 15 ottobre, quando chiudiamo ufficialmente l'anno scolastico 2008/09 (in ritardo perché abbiamo cominciato tardi) faremo una qualche manifestazione pubblica. In quella occasione sarebbe importante far pervenire testimonianze e prese di posizione. Per i posti dove i nostri amici ci conoscono ma non il pubblico locale si potrebbe organizzare una qualche presentazione, anche in gruppi ristretti, in modo da restituire poi un pensiero, una frase che sia condivisa. Sto pensando a qualcosa che non sia un semplice sostegno a una iniziativa, ma sia anche una occasione per riflettere e modificare un po i propri atteggiamenti verso l'educazione, la scuola, gli emarginati.

Si potrebbe utilizzare internet per tenere aggiornati tutti delle iniziative.

Le ultime informazioni sono quelle previste:

ufficialmente il progetto ha grandi prospettive, nella realtà sto continuando a girare per uffici come un mendicante per ottenere che si facciano i primi passi concreti; c'è una lentezza esasperante, una lenta erosione delle loro stesse dichiarazioni che è veramente stressante. Ci sono da fare scelte tecniche importanti, ma non c'è nessuna attività organizzata per occuparsene: ci sono io che continuo a tampinare tutti. E' una vita che faccio questo e da un lato sono un po' stufo, dall'altro ormai reagisco in automatico e in fondo non mi costa tanta fatica: basta non pensarci, basta non riflettere su quanto questo sia profondamente ingiusto e umiliante e si va avanti.

Mi piacerebbe trovare uno slogan adatto: non possiamo dire: non chiudete il progetto Chance perché Bassolino ha già detto: "ghe penso mi"; non possiamo dire dateci i soldi perché hanno detto che ci sono milioni per noi; non possiamo dire "difendiamo i posti di lavoro" perché il posto ce lo abbiamo. Ma si può sapere allora cosa volete?

Quando mi incatenai c'erano i disoccupati organizzati che stazionano in permanenza sotto la Regione: mi chiedono: vuoi il lavoro? No! ; vuoi un sussidio? No! Vuoi una Casa, un progetto ......ed dopo tanti no non fecero più domande e scuotevano la testa come per dire: è matto. Si può dire che vogliamo solo fare bene il nostro lavoro, si può chiede solo rispetto, si può dire che vorremmo solo che la città si occupasse dei suoi figli in modo degno. Quale trattativa si potrebbe svolgere sulla dignità? Quale salario regionalmente differenziato serve per pagare il rispetto? Quale tangente sarebbe da riscuotere sotto banco?

In dodici anni di attività non siamo riusciti a farci capire; la nostra è la condizione del bambino che vorrebbe un po' giocare, un po' parlare, un po' stare solo vicino ai genitori, ma questi rispondono sempre offrendogli una cosa, rimpinzandolo, comprandogli oggetti e diventa sempre più evidente che gli oggetti servono solo per tacitarlo, per metterlo in condizione di non parlare, di non avanzare richieste che sarebbero invasive rispetto allo spazio che i genitori intendono riservare solo a se stessi.

Ci servono delle manifestazioni immateriali, slogan evanescenti che facciano da contrappeso alla politica delle cose, ai milioni di euro che si moltiplicano e demoltiplicano di ora in ora, ai progetti tanto più grandiosi quanto più si ha il segreto pensiero di non realizzarli. Se ci aiutate a pensare una cosa di questo genere, se riusciamo a creare un battito d'ali di farfalla sufficientemente leggero da farsi sentire da Pechino a New York allora avremo una cosa preziosa non barattabile con i milioni di euro che qualcuno tirerà fuori prima o poi, con un incarico di consulenza che prima o poi ti propongono, con un piccolo avanzamento di potere che prima o poi ti propongono in cambio del fatto che tu sia troppo occupato a goderti i vantaggi di queste cose da non aver tempo e voglia per pensieri che alleggeriti dell'oro possono insinuarsi dappertutto.

dunque ci serve un aiuto di questo tipo. Pensiamoci che prima o poi un'idea arriverà.

Grazie,  Cesare

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