Un fraterno addio

La mattina del 16 dicembre la chiesa del Soccorso a San Giovanni era gremita fino a fuori.

Una folla attonita si è stretta in un silenzio totale intorno al corpo di Carla,

In prima fila c’erano, come si conviene, gli stretti congiunti ma subito dopo c’erano i congiunti nella legge  della solidarietà umana, c’erano i nostri migliori allievi, di origine controllata in quanto provenenti dai peggiori vicoli di Napoli, ed era pieno d fratelli e sorelle.

Carla è stata maestra per molte professioni: hanno imparato da lei gli educatori, i genitori sociali, i coordinatori, gli insegnanti, gli artigiani-esperti e gli psicologi. Lei li ha guidati con la forza dell’esempio ma soprattutto ha potuto guidarli perché ciascuno ha sentito il suo sguardo amico, il rispetto personale. Persino quelli che l’hanno solo sfiorata, i nostri vicini, il meccanico, i commercianti hanno sentito la sua aura solidale: “la signora che non parla”, quella che non si approfitta della condizione di temporanea dipendenza del commerciante per apostrofarlo e umiliarlo.

E tutti questi erano presenti; il funerale era degno di lei: c’erano quelli a cui aveva restituito parola ed il diritto ad esprimersi e quelli – professori, presidi, dirigenti – che la parola la usano per professione; quelli che sanno aiutare per istinto come i genitori sociali e quelli che lo fanno di professione come gli psicologi; gli artigiani che sanno aiutare i ragazzi con i gesti e con il fare, gli educatori che lo sanno fare anche loro usando la parola e la condivisione.

Poi c’erano altre sorelle e fratelli. C’erano le Piccole Sorelle di Gesù, le sorelle di sua sorella. Un ordine contemplativo che vive nel mezzo delle periferie più degradate dell’intero mondo, qui a Napoli anche loro hanno frequentato i peggiori vicoli: prima le baracche della Marinella, poi le baracche verticali del  Rione Amicizia, ora il Lotto Zero. In un modo molto diverso sono state maestre di strada molto prima di noi. Carla me le ha fatte conoscere e mi ha avvicinato alla contemplazione  che per me era una parola sconosciuta, e mi ha insegnato che dal deserto si apprende più che da qualsiasi altra esperienza e che il deserto non va cercato  in Africa, che esistono deserti urbani fatti di assenza di relazioni e di rispetto  ed è qui che bisogna conservare la propria integrità. Dunque tutte le volte che vedo le gonne di jeans delle piccole sorelle, la loro divisa di operaie di un altro tempo, io rivedo Carla che mi introduce alla conoscenza del deserto, che mi mostra le rose di sabbia,  che mi fa vedere la foto di Charles De Foucault. Dunque sono sorelle da cui Carla ha imparato che si può conservare l’integrità anche in situazioni estreme e difficili.

E poi sono arrivati da tutta Italia molti nostri compagni di lotta, quelli con cui facevamo manifestazioni quasi tutti i giorni, blocchi stradali, tafferugli e soprattutto facevamo grandi fughe e buscavamo molte manganellate.  Carla ha avuto molti amici uomini che le hanno voluto bene come fratelli e che la consideravano  soprattutto come persona. Certamente non la vedevano come asessuata, ma ne avevano un fraterno e cameratesco rispetto e viceversa lei mai ha agito sottomettendosi o compiacendo il genere maschile. Era talmente donna che nessuno ha mai osato trattarla da femmina. Dunque questi erano  fratelli arrivati da ogni parte d’Italia e tanti altri si sono fatti sentire con messaggi e ricordi via mail. E soprattutto c’era la folta delegazione di Forli al cui giornale – Una Città - lei ha collaborato con grande partecipazione.

E poi c’era il parentado: quattro nipoti sondriesi  con coniugi in rappresentanza di quattordici pronipoti. Le relazioni parentali spesso si inaridiscono perché sono scontate, ma Carla e le sue sorelle le hanno coltivate con sistematicità, cosicché la zia e  la prozia  sono state quello che dovrebbero essere per tutti: altri titolari della cura parentale che essendo in posizione defilata possono aiutarti e consigliarti in un modo complementare al genitore.

E poi c’erano i parenti acquisiti per parte mia, i miei quattro fratelli e i loro figli ed anche questi hanno conosciuto Carla come persona amica che con la sua presenza sembrava presidiare un punto cardinale.  E poi i nuovi parenti dei giovani che si sposano: una nuora dalla Polonia, una nipote acquisita dalla Russia, una cognata francese, un nipote italo-francese.

Dunque riassumendo c’erano persone da tutta Italia, dal profondo nord passando per la toscana l’Emilia e il Lazio e c’erano persone dal Giappone, dalla Russia, dal Perù, mentre a casa giungevano messaggi da molte altre località del mondo e dell’Italia.

Dunque per un momento San Giovanni a Teduccio ( quello che nella mia infanzia era etichettato come ‘San Giovanni  ‘atterraciuccio’ tanto erano scassate le strade) è diventato il centro del mondo, il centro di una rete che si stendeva sulla città, sull’Italia e su tre continenti, ed al centro di questi legami c’era Carla.

E’ stato facile per me dire che Carla il suo giardino dell’Eden lo aveva certamente raggiunto, che anche non credendo in un al di là possiamo credere in quello che c’è qua,  e che sta in mezzo a noi. Il miracolo della rinascita noi lo abbiamo visto, io vedo come le mille voci che sento mi restituiscono una immagine di lei ancora più ricca di quella già ricca che mi era nota e questo mi mette in debito con tutte queste persone ed è per loro che scrivo oltre che per me. E’ un paradosso della vita di Carla: non voleva che il suo nome fosse esposto in nessun modo ed invece la quantità di persone che pronunciano quel nome è enorme,  la sua riservatezza è stata tanto radicale da diventare di dominio pubblico, il suo casto modo di amare come sorella è noto a troppi. L’ultimo libro che mi ha consigliato di leggere è “Le antigoni” di George Steiner, un libro straordinario che tratta della sorellanza  partendo dall’Antigone di Sofocle un personaggio per il quale abbiamo condiviso un intensa passione.

Dunque in questo giorno si sono unite in un punto focale tante linee di forza che ci hanno restituito un ologramma di Carla, la materializzazione di un pensiero condiviso. Questo è molto consolante per me  e aiuta tutti a nutrirci ancora della sua forza, ed è quello che in molti modi cercherò e cercheremo di fare nel tempo a venire.

Ma permettetemi una sola nota personale: quando tutti sono andati via portandosi nel cuore il loro pezzo, io torno a vedere una stanza vuota e non posso dire alla mia amata quanto è bello quello che sta accadendo e questo non mi riesce di accettarlo.

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